Come la Russia utilizza sostanze chimiche contro i soldati ucraini

I dati del Comando generale dell’esercito ucraino confermano più di 13 mila casi di utilizzo di sostanze chimiche pericolose contro i soldati ucraini dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Si tratta in particolare di granate a gas contenenti sostanze CS e CN.
Casi di utilizzo
L’11 maggio 2026 il 225° Reggimento d’assalto autonomo delle Forze armate ucraine ha comunicato che un drone guidato dai soldati russi aveva sganciato una granata a gas su un mezzo blindato in cui si trovavano combattenti ucraini. I soldati sono riusciti a scappare dal blindato e le prove sono state consegnate agli organi competenti per censire il crimine di guerra. E non è certo un caso isolato. I dati del Comando generale dell’esercito ucraino confermano più di 13 mila casi di utilizzo di sostanze chimiche pericolose contro i soldati ucraini dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Soltanto a marzo del 2026 sono stati confermati circa 400 attacchi di questo tipo. L’intensità di uso maggiore è stata registrata nell’aprile del 2025: allora, l’esercito ucraino ha registrato 894 casi in un mese. Il Comando generale sottolinea che l’esercito russo utilizza sistematicamente sostanze irritanti insieme alle tradizionali armi da fuoco. Si tratta, in particolare, delle granate a gas di tipo K-51 e RG-Vo che possono essere caricate con le sostanze CS e CN.
Il CS è un o-clorobenziliden-malononitrile, una delle sostanze irritanti più diffuse. Il CN è un cloroacetofenone, un tipo più vecchio di sostanza lacrimogena. Entrambi i composti possono causare velocemente irritazione a occhi, pelle e vie respiratorie, disorientare temporaneamente una persona o costringerla ad abbandonare il rifugio. Proprio per questo il loro utilizzo al fronte è particolarmente pericoloso. I Centers for Disease Control and Preventiondegli Stati Uniti classificano i gas CS e CN come “riot control agents” (sostanze per il controllo dell’ordine pubblico): composti chimici che possono inabilitare temporaneamente una persona a causa delle irritazioni a occhi, bocca, gola, polmoni e pelle.
Nel marzo 2026 la Procura regionale di Charkiv insieme al Servizio di sicurezza dell’Ucraina hanno reso noto che i sospetti ricadono su nove militari della 136ª brigata motorizzata della Guardia dell’esercito russo. Sono sospettati di utilizzo di metodi di guerra proibiti dal diritto internazionale. Si tratta dell’utilizzo delle granate chimiche RG-Vo e K-51 contro soldati ucraini nella zona del villaggio Tiche nella regione di Charkiv che potrebbero contenere le sostanze irritanti CS e CN. Secondo le indagini, l’ordine di utilizzare le granate chimiche potrebbe essere giunto dal comandante della brigata Ruslan Nazarenko. Gli investigatori attribuiscono l’organizzazione e la direzione delle operazioni dei droni ai comandanti delle unità di ricognizione, mentre, secondo gli atti del caso, la responsabilità della fornitura e della preparazione di tali munizioni era affidata al capo del servizio di protezione radiologica, chimica e biologica Aleksandr Kulikov. Le forze dell’ordine considerano tali azioni come violazione non solo del diritto ucraino, ma anche delle norme internazionali, in particolare delle disposizioni della Quarta Convenzione dell’Aja concernente le leggi e gli usi della guerra e la Convenzione sulla divieto di utilizzo di armi chimiche. In Ucraina gli indagati rischiano fino a 12 anni di carcere secondo la legge sui crimini di guerra.
La Russia ha più volte usato munizioni al fosforo. La notizia è stata data già all’inizio dell’invasione su vasta scala: nel marzo 2022 Pavlo Kyrylenko, capo dell’amministrazione regionale di Donec’k, ha dichiarato il presunto utilizzo di tali munizioni a Mar’ijnka, Krasnohorivka e Novomyhajlivka, a causa del quale sono stati ospedalizzati 11 civili feriti, tra cui anche bambini. A novembre dello stesso anno Ukrinform, collegandosi a un’intercettazione dell’SBU, riportava che un soldato russo aveva confessato l’utilizzo di munizioni al fosforo contro l’esercito ucraino nella zona di Bachmut. Il pericolo di tali sostanze risiede nella loro azione infiammabile: il fosforo bianco può provocare incendi su vasta scala e gravi danni, e il suo utilizzo in quartieri abitati o contro la popolazione civile può essere considerato una violazione del diritto umanitario internazionale.
La reazione internazionale
Nel 2024 e 2025 il Segretariato tecnico dell’Organizzazione per il divieto di utilizzo di armi chimiche ha compiuto tre visite di assistenza tecnica in Ucraina. Come dichiarato dall’organizzazione, i risultati di tutti e tre i rapporti hanno confermato che i campioni raccolti dalla parte ucraina sui campi di battaglia contenevano la sostanza chimica tossica CS.
Anche Associated Press riporta che i servizi speciali olandesi e tedeschi sono giunti alla conclusione che l’utilizzo da parte della Russia di sostanze chimiche proibite non sia un avvenimento isolato, ma abbia un carattere regolare. Secondo la loro valutazione, l’utilizzo di tali sostanze è diventato per l’esercito russo “standardizzato e abituale”. In particolare, si fa riferimento all’utilizzo di cloropicrina e del CS contro i soldati ucraini che si trovano nelle trincee, nei blindati o in altri rifugi. Da parte sua, la Russia aveva in precedenza negato l’uso di armi chimiche.
Nel maggio 2025 il Consiglio dell’UE ha introdotto ulteriori misure restrittive nei confronti di tre unità e organismi facenti parte delle Forze Armate della Federazione Russa. Sono state commutate sanzioni alle truppe della protezione radiologica, chimica e biologica, il 27° centro scientifico e il 33° Istituto centrale scientifico di ricerca e test del Ministero della Difesa russo. Alla base della decisione ci sono i rapporti dell’Organizzazione per il divieto di utilizzo di armi chimiche pubblicati a novembre 2024 e a febbraio 2025. I rapporti confermano che i campioni raccolti sulla linea del fronte in Ucraina contenevano sostanze destinate a contrastare disordini di piazza, in particolare CS e composti affini. Nella decisione del Consiglio dell’UE si sottolinea che la Russia non ha presentato una giustificazione plausibile per l’uso, ampiamente pubblicizzato, di sostanze per il contrasto a disordini di piazza. L’UE, quindi, ha esortato l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche a stabilire tempestivamente le responsabilità relative ai casi accertati di impiego di tali sostanze come metodo di guerra.
Cosa dice il diritto internazionale
L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche spiega che la Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche non permette l’uso di sostanze per il controllo dei disordini di piazza come strumento di guerra. Ciò è espressamente sancito dall’articolo 1, paragrafo 5 della Convenzione: i paesi partecipanti non possono utilizzare tali sostanze come armi sul campo di battaglia. Si parla qui di sostanze chimiche che, in tempo di pace, possono essere utilizzate dalle forze di polizia, ad esempio, per gestire l’ordine pubblico. Tuttavia, in condizioni di guerra, il loro status giuridico cambia: se tali sostanze vengono usate contro i soldati in battaglia, non vengono più considerate “strumenti di polizia”, ma armi chimiche proibite dal diritto internazionale.
L’articolo 2, paragrafo 7 della Convenzione definisce agente per il controllo dei disordini di piazza una sostanza chimica non rientrante in tabelle speciali delle sostanze proibite, che può produrre rapidamente negli esseri umani irritazione sensoria o effetti fisici inabilitanti temporanei. Questo effetto di solito scompare poco dopo la cessazione dell’esposizione alla sostanza. Proprio in questa categoria possono rientrare le sostanze irritanti contenute nelle granate a gas.
La Convenzione, al contempo, esige che gli stati dichiarino tutte le sostanze chimiche tossiche usate per il contenimento dei disordini pubblici. Ciò risulta necessario per il controllo internazionale: tali sostanze non devono trasformarsi in strumenti di guerra. Per questo motivo i casi del loro utilizzo sul fronte richiedono una verifica specifica, una perizia e una valutazione giuridica.