Il caso Voislav Torden

La sentenza del tribunale finlandese come importante punto di riferimento per l'amministrazione della giustizia a livello nazionale nei procedimenti relativi ai crimini di guerra commessi nel contesto del conflitto armato (guerra) russo-ucraino.
Kostjantyn Zadoja05 Novembre 2026UA DE EN ES FR IT RU

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Il 14 marzo 2025 il Tribunale distrettuale della città di Helsinki ha condannato all’ergastolo il cittadino della Federazione Russa Voislav Torden (conosciuto anche come Jan Petrovskij) per aver commesso una serie di crimini di guerra tra settembre e ottobre 2014 sul territorio della regione di Luhans’k. La maggior parte dei crimini è legata all’assalto di rappresentanti di alcuni gruppi armati controllati dalla parte russa a una colonna del battaglione “Ajdar” vicino alla città di Sčast’e. In particolare, V. Torden è stato giudicato colpevole di:

  1. omicidio di un militare ucraino che si trovava in stato hors de combat. Il tribunale ha qualificato tale condotta dell’imputato ai sensi del punto 1 (omicidio di un’altra persona in relazione a un conflitto armato internazionale in violazione delle norme del diritto internazionale umanitario) della parte 1, § 5 (Crimine di guerra) del capitolo 11 (Crimini di guerra e crimini contro l’umanità) del Codice penale finlandese (CP finlandese);
  2. mutilazione di un militare ucraino che si trovava in stato hors de combat. Tale azione è stata classificata ai sensi del punto 1 (mutilazione di un’altra persona in relazione a un conflitto armato internazionale in violazione delle norme del diritto internazionale umanitario) della parte 1, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese;
  3. violazione della dignità umana di un militare ucraino deceduto, azione classificata ai sensi della parte 2 (altra azione che costituisce un crimine di guerra ai sensi dell’art. 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale o che viola in altro modo le disposizioni dell’accordo internazionale sulla guerra, sul conflitto armato o sull’occupazione vincolanti per la Finlandia, o leggi e consuetudini di guerra generalmente riconosciute e consolidate), § 5 del capitolo 11 del CP finlandese;
  4. dichiarazione che non sarà dato quartiere. Il tribunale ha qualificato tale condotta dell’imputato ai sensi del punto 13 (dichiarazione che non sarà dato quartiere), parte 1, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese.

Al contempo, il Tribunale distrettuale di Helsinki ha assolto V. Torden da altri capi d’accusa. In primo luogo, il tribunale ha assolto l’imputato, per insufficienza di prove, dall’accusa di aver partecipato all’assalto contro una colonna di militari ucraini, compiuto da gruppi armati controllati dalla parte russa utilizzando la bandiera ucraina, cioè di una violazione di una norma del diritto internazionale umanitario che l’accusa riteneva un crimine di guerra la cui responsabilità è prevista dal punto 11 (uso illecito della bandiera dell’avversario in relazione a un conflitto armato internazionale in violazione delle norme del diritto internazionale umanitario), parte 1, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese.

Inoltre, il tribunale ha ritenuto V. Torden responsabile dell’omicidio di un solo militare ucraino che, dopo l’assalto, si trovava in stato hors de combat, e non di quattro, come sosteneva l’accusa.

La sentenza del Tribunale distrettuale di Helsinki è molto interessante per tutta una serie di motivi nel campo del perseguimento penale e della condanna a livello nazionale di colpevoli di crimini di guerra e, soprattutto, per il perseguimento penale e la condanna di cittadini della Federazione Russa colpevoli di aver commesso crimini di guerra sul territorio dell’Ucraina o contro cittadini dell’Ucraina.

Punto 1: la sentenza del Tribunale distrettuale di Helsinki è il primo caso di condanna di un cittadino della Federazione Russa per aver commesso un crimine di guerra sul territorio dell’Ucraina ai sensi del principio della giurisdizione universale. Quest’ultima consente di perseguire penalmente una persona per un reato che non presenta alcun collegamento con lo Stato che esercita la giurisdizione, per esempio, nel caso dei reati incriminati a V. Torden, che sono stati commessi non sul territorio finlandese, non da o contro un cittadino finlandese o contro gli interessi nazionali finlandesi.

Nel processo contro Torden il tribunale finlandese ha fatto riferimento all’art. 7 (Reato internazionale) del capitolo 1 del CP finlandese, secondo cui (parte 1) la legislazione finlandese si applica ai reati commessi al di fuori della Finlandia la cui punibilità, indipendentemente dalla legislazione del luogo in cui sono stati commessi, si basa su un accordo internazionale vincolante per la Finlandia, o su un’altra legge o un altro atto normativo che ha forza vincolante a livello internazionale per la Finlandia (reato internazionale).

A prima vista tale disposizione sembrerebbe simile alla parte 1, art. 8 del Codice penale ucraino (CP ucraino) la quale prevede che i cittadini stranieri o apolidi che non risiedono stabilmente in Ucraina e che hanno commesso illeciti al di fuori dei confini ucraini, siano soggetti in Ucraina alle sanzioni previste dal presente Codice nei casi previsti da accordi internazionali e che è consuetudine considerare come consolidamento della giurisdizione universale nel diritto penale ucraino. Tuttavia, tra l’art. 7 del capitolo 1 del CP finlandese e la parte 1, art. 8 del CP ucraino sussiste una differenza importante: la prima disposizione contiene anche una seconda frase secondo cui le disposizioni aggiuntive relative all’applicazione di questo articolo sono approvate con decreto. Nel 1996 il Ministero della giustizia della Finlandia ha approvato il Decreto n. 627/1996 “Sull’applicazione del capitolo 1, articolo 7 del Codice penale” che contiene un elenco esaustivo delle tipologie di reati considerati internazionali ai fini dell’art. 7 del capitolo 1 del CP finlandese.

Tra gli altri, il Decreto fa riferimento anche ai crimini di guerra (articolo 1 (1)). Così, l’articolo 7 del capitolo 1 del CP finlandese alla fine, nonostante la sua apparente somiglianza con la parte 1, art. 8 del CP ucraino, è in realtà una disposizione molto più chiara e concreta. Inoltre, la formulazione “reato, la cui punibilità (…) si basa su un accordo internazionale” lascia molto meno spazio all’interpretazione rispetto alla formulazione “nei casi previsti da accordi internazionali”.

Punto 2: la sentenza del Tribunale distrettuale di Helsinki si distingue per i numerosi riferimenti alle disposizioni del diritto internazionale e per un’apposita sezione della motivazione, in cui viene specificamente chiarita la questione relativa alle norme di diritto internazionale applicabili al caso di V. Torden. Dalle disposizioni sopra elencate del CP finlandese si può concludere che esse criminalizzano i crimini di guerra in modo combinato: a) evidenziando i casi separati di crimini di guerra nel “catalogo” (comma 1 della sezione 5 del capitolo 11 del CP finlandese); b) con un rinvio generale alle norme del diritto internazionale (parte 2, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese).

Tale approccio ricorda in qualche modo l’art. 438 del CP ucraino, che a sua volta criminalizza espressamente determinati tipi di crimini di guerra (ad esempio, il maltrattamento di prigionieri di guerra o della popolazione civile), ma si conclude con un rinvio generico alle norme del diritto internazionale (altre violazioni delle leggi e delle consuetudini di guerra previste dai trattati internazionali, la cui vincolatività è stata approvata dalla Verchovna Rada dell’Ucraina). Applicando la parte 1, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese, il Tribunale distrettuale di Helsinki, nonostante tale disposizione caratterizzi in modo specifico la condotta vietata, ha comunque qualificato giuridicamente le azioni dell’imputato alla luce delle norme del diritto internazionale. Ciò è in linea con le tendenze nell’applicazione dell’art. 438 del CP ucraino nella parte che assume la forma di un “catalogo” da parte dei tribunali ucraini e costituisce un’ulteriore conferma del fatto che, quando i tribunali nazionali applicano le disposizioni della legislazione penale nazionale in materia di crimini di guerra, essi applicano inevitabilmente in via sussidiaria anche le norme del diritto penale internazionale, anche quando le disposizioni della legge nazionale sono formulate nel modo più concreto possibile.

Per quanto riguarda la parte 2, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese, essa è interessante non soltanto per la somiglianza con la parte 1, art. 438 del CP ucraino, ma anche per una chiara differenza: se la parte 1, art. 438 del CP ucraino criminalizzando i reati di guerra fa riferimento alla violazione delle leggi e delle consuetudini di guerra previste dagli accordi internazionali, la cui vincolatività è stata approvata dalla Verchovna Rada dell’Ucraina, di fatto cioè soltanto al diritto internazionale umanitario convenzionale, la parte 2, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese fa riferimento anche all’art. 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI) nonché alle “leggi e consuetudini di guerra generalmente riconosciute e consolidate”, cioè al diritto internazionale umanitario consuetudinario.

Ne segue che la parte 2, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese, a differenza della parte 1, art. 438 del CP ucraino, garantisce una criminalizzazione quanto più completa possibile dei crimini di guerra ai sensi del diritto penale internazionale, dato che una parte sostanziale di crimini di guerra (in particolare dei crimini di guerra commessi in relazione a un conflitto armato di carattere non internazionale) rappresenta una violazione grave del diritto internazionale umanitario consuetudinario.

Punto 3: nel valutare giuridicamente le condotte di V. Torden alla luce delle disposizioni legislative sulla responsabilità per crimini di guerra, il Tribunale distrettuale di Helsinki non ha potuto evitare la questione del tipo di conflitto armato in atto sul territorio dell’Ucraina al momento del compimento delle azioni incriminate all’imputato. Da un lato, l’inevitabilità della domanda è data dal fatto che i crimini di guerra come violazioni gravi delle norme del diritto internazionale umanitario per propria natura possono essere compiuti soltanto in relazione a un conflitto armato. Da un altro lato, il diritto internazionale umanitario vigente prevede una disciplina giuridica differenziata per i conflitti armati internazionali e quelli di carattere non internazionale. Il tribunale finlandese è giunto alla conclusione che nell’autunno del 2014 sul territorio dell’Ucraina era in atto un conflitto armato internazionale (russo-ucraino) e ha di fatto confermato una conclusione analoga fatta nel 2022 dal Tribunale distrettuale dell’Aja nella sentenza del caso MH17.

Inoltre, si può dedurre che il Tribunale distrettuale di Helsinki ha un’idea diversa del momento dell’inizio del conflitto armato internazionale causato dall’aggressione russa rispetto al tribunale neerlandese. Così, se il Tribunale distrettuale dell’Aja ha chiaramente dichiarato che il conflitto armato internazionale era in atto il 17 luglio 2014, cioè al momento dell’abbattimento dell’aereo del volo MH17 da parte di I. Girkin e dei suoi complici, il Tribunale distrettuale di Helsinki ha affermato che il conflitto armato sul territorio dell’Ucraina era in atto dalla primavera del 2014 e ha indicato in termini piuttosto vaghi che il conflitto aveva assunto carattere internazionale nel corso della primavera e dell’estate di quell’anno, quando i gruppi impegnati nel conflitto armato contro le forze governative ucraine, tra i quali figurava anche il cosiddetto gruppo di ricognizione, assalto e sabotaggio “Rusič”, di cui faceva parte V. Torden, sono passati sotto il controllo della Federazione Russa.

Tale approccio si spiega con ragioni puramente pragmatiche: il Tribunale distrettuale di Helsinki ha visto come proprio compito stabilire se il conflitto armato internazionale fosse in atto al momento del compimento delle azioni incriminate a V. Torden, e non l’indagine della genesi di quel conflitto armato. Un’altra differenza che si può notare nelle motivazioni dei tribunali neerlandese e finlandese riguarda la concezione del cosiddetto controllo globale (overall control), secondo cui le azioni di raggruppamenti armati, ufficialmente non affiliati a uno Stato specifico, possono essere comunque ascritte a quest’ultimo. Basandosi su tale concezione elaborata dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, il Tribunale distrettuale dell’Aja ha analizzato nei dettagli le relazioni tra i raggruppamenti impegnati nella lotta armata contro le forze governative ucraine e il governo russo ed è giunto alla conclusione che i primi si trovavano sotto controllo generale di quest’ultimo. Nella sentenza del Tribunale distrettuale di Helsinki un’analoga analisi giuridica approfondita è sostituita da riferimenti alla perizia presentata al tribunale, contenente una valutazione giuridica degli eventi verificatisi in Ucraina nel 2014, e alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nella causa “Ucraina e Paesi Bassi contro la Russia”, in cui è stata fornita una valutazione giuridica degli stessi eventi.

Punto 4: lascia un’impressione un po’ ambigua il fatto che il Tribunale distrettuale di Helsinki abbia considerato i militari ucraini finiti nelle mani di V. Torden e dei suoi complici soggetti in stato hors de combat e non prigionieri di guerra. Ai sensi dell’art. 41(2) del Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, che riguarda la protezione delle vittime di conflitti armati internazionali del 1977 (Protocollo aggiuntivo I), a cui ha fatto riferimento il tribunale finlandese, viene considerato fuori combattimento (hors de combat) qualunque persona che: a) si trova nelle mani della parte avversaria; b) dichiara chiaramente l’intenzione di consegnarsi prigioniero; o c) si trova in stato di incoscienza o è messa fuori combattimento in altri modi a seguito di ferite o malattia e per questo non è capace di difendersi, a condizione che, in ogni caso, tale persona si astenga da azioni ostili e non tenti di fuggire.

Il tribunale finlandese non ha chiarito il motivo per cui abbia considerato i soldati ucraini come aventi status hors de combat. Tuttavia, dalla ricostruzione dei fatti si può dedurre che si trovassero nelle mani della parte avversaria, dato che dopo l’imboscata tesa loro si sono trovati sotto il controllo diretto (fisico) dei rappresentanti dei gruppi armati controllati dalla parte russa. In tali condizioni, sembrerebbe logico considerarli prigionieri di guerra ai sensi dell’art. 4(A) (1) della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra del 1949 (membri delle forze armate di una parte in conflitto, nonché membri delle milizie e dei corpi di volontari che fanno parte di tali forze armate, caduti in potere del nemico) dato che nei commenti a questa disposizione si sottolinea che la formulazione “cadute nel potere del nemico” (have fallen into the power of the enemy) indica non semplicemente il fatto che il soggetto si trova sul territorio sotto il controllo dell’avversario, ma che si trova sotto il controllo diretto (personale) dei rappresentanti della parte avversaria.

Punto 5: nel condannare V. Torden per l’omicidio e la mutilazione di militari ucraini che erano in stato hors de combat, il Tribunale distrettuale di Helsinki ha fatto riferimento, oltre alla parte 1, § 5 del capitolo 11 del CP finlandese, anche al § 12 (responsabilità del capo) dello stesso capitolo, che insieme al § 13 dello stesso capitolo (omessa denuncia di un reato commesso da un subordinato) rispecchia nel diritto penale finlandese un istituto del diritto penale internazionale, la responsabilità del comandante.

Secondo l’art. 28 dello Statuto di Roma, che rappresenta la formulazione più recente di tale istituto, i comandanti militari, le persone che esercitano di fatto funzioni di comando militare e gli altri superiori (civili) sono ritenuti responsabili se la loro omissione (non impedire un reato commesso da un subordinato, non reprimerlo o non segnalare tale reato all’autorità competente) è stata la causa del fatto che il subordinato abbia commesso uno dei crimini ai sensi del diritto internazionale (crimine di genocidio, crimine contro l’umanità, crimine di guerra, crimine di aggressione). I §§ 12 e 13 del capitolo 11 del CP finlandese si basano in gran parte sull’art. 28 dello Statuto di Roma, sebbene non ci sia completa “armonia” tra le due disposizioni:

  1. il diritto penale finlandese definisce in modo più restrittivo le omissioni del superiore, alle quali è collegata la sua responsabilità per i crimini di diritto internazionale, senza menzionare una loro specifica manifestazione quale la mancata repressione di un reato commesso da un subordinato;
  2. processando V. Torden, il tribunale ha fatto riferimento al § 12 del capitolo 11 del CP finlandese non isolatamente, ma in combinazione con altre disposizioni dello stesso capitolo. Ne segue che sebbene il § 12 del capitolo 11 del CP finlandese si trovi tra le disposizioni “classiche” della Parte speciale del codice penale, che determinano uno specifico tipo di comportamento vietato sotto pena di sanzione, lo stesso non ha tale natura. Di conseguenza, il § 12 del capitolo 11 del CP finlandese, similmente all’art. 28 dello Statuto di Roma si basa sul fatto che l’inazione dei capi in riferimento a un crimine compiuto dai loro subordinati (in particolare, un crimine di guerra) non costituisce un reato a sé stante, distinto dal reato del subordinato, bensì un motivo specifico di responsabilità per tale reato. Tuttavia, il § 13 del capitolo 11 del CP finlandese, che rappresenta nella legislazione finlandese un’ulteriore manifestazione della responsabilità di comando, è formulato in modo diverso, ovvero come una disposizione “classica” della Parte speciale del codice penale, che definisce un determinato comportamento come vietato e ne stabilisce la specifica punibilità (nel caso del § 13 si tratta di una multa o di una pena detentiva fino a due anni).

Per il contesto ucraino l’applicazione del § 12 del capitolo 11 del CP finlandese da parte del Tribunale distrettuale di Helsinki nel caso Torden è interessante in riferimento alla discussione in corso riguardo all’art. 31-1 del CP ucraino che presenta l’istituto della responsabilità del comandante nel diritto penale ucraino. Tale articolo è soggetto a critiche da diversi punti di vista; secondo una critica il modo in cui è formulato l’articolo 31-1 non dà una rappresentazione chiara di come infliggere una pena al superiore. Comunque, il fatto che il tribunale finlandese applicando il § 12 del capitolo 11 del CP finlandese — che per quanto riguarda l’inflizione della pena si differenzia poco dall’art. 31-1 del CP ucraino — sia comunque riuscito a stabilire come applicare la pena a V. Torden, costituisce un argomento a favore della possibilità che anche i tribunali ucraini riescano ad affrontare un compito analogo.

Applicando il § 12 del capitolo 11 del CP finlandese nel caso V. Torden, il Tribunale distrettuale di Helsinki è giunto a due conclusioni importanti per la comprensione di come funziona l’istituto della responsabilità del comandante:

  1. il tribunale ha constatato che la disposizione indicata della legge finlandese (così come, del resto, le disposizioni del diritto penale internazionale) si applica anche ai casi in cui il soggetto (per esempio V. Torden) era stato investito di potere sui membri del relativo gruppo non per vie ufficiali dal governo, ma da accordi informali all’interno del gruppo;
  2. il tribunale ha affermato che, così come ai sensi del diritto penale internazionale, il § 12 del capitolo 11 del CP finlandese non esclude la responsabilità del comandante per la mancata prevenzione dei reati commessi dai subordinati ai sensi del diritto internazionale anche quando lui non occupava il vertice della catena di comando (in particolare, il tribunale ha respinto l’argomento della difesa di V. Torden sull’inapplicabilità nei suoi confronti del § 12, poiché non era il comandante del gruppo “Rusič”, ma soltanto il suo vice).

Punto 6: la sentenza del caso V. Torden aiuta a capire meglio le caratteristiche di un crimine di guerra come l’oltraggio alla dignità della persona, in particolare trattamenti umilianti e degradanti (art. 8 (2) (b) (xxi) dello Statuto di Roma). Se tale crimine prende la forma della pubblicazione di fotografie lesive della dignità della persona deceduta ritratta, allora il soggetto che ha scattato e pubblicato tale fotografia (nel caso di V. Torden tale soggetto era lo stesso imputato) è responsabile anche se sulla foto ha posato un altro soggetto (nel caso di V. Torden tale soggetto era il comandante del gruppo “Rusič”).

Punto 7: la sentenza del Tribunale distrettuale di Helsinki chiarisce anche le caratteristiche di un altro crimine di guerra, cioè il crimine di dichiarare che non sarà dato quartiere (art. 8 (2) (b) (xii) e (e) (x) dello Statuto di Roma). Per la responsabilità di tale crimine non ha importanza se chi rende tale dichiarazione si limiti a ripetere la posizione del comandante del gruppo “Rusič”, tesi su cui si basava la difesa di V. Torden.

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