Il trasferimento dei bambini in Russia come genicidio: domande e risposte

Il Gruppo per la tutela dei diritti umani di Khar’kiv (GPDU) ha inviato ai procuratori del Tribunale penale internazionale (TPI) la relazione sul trasferimento dei bambini ucraini. Perché dimostrare che tali azioni della Russia costituiscono un genocidio, e questo come aiuterà a riportare a casa i bambini?
Nykolaj Komarovskyj22 Aprile 2024UA DE EN ES FR IT RU

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In cosa consiste l’unicità della relazione?

Questo documento può essere definito come il primo che mette insieme i fatti con l’analisi delle componenti del crimine di genocidio, che include la pratica dei tribunali internazionali, i casi, che sono stati esaminati proprio dal TPI, le posizioni degli esperti e così via. Anche se ci rendiamo conto, che al TPI lavorano professionisti di livello mondiale, alla domanda “Il trasferimento di bambini ucraini costituisce un genocidio?” non è ancora possibile rispondere con certezza matematica. Pertanto, cerchiamo di portare le nostre argomentazioni e convincere l’Ufficio del Procuratore, che non viene commesso un crimine di guerra, come è stato preliminarmente definito, ma proprio un crimine di genocidio.

Bisogna evidenziare che anche altre organizzazioni studiano attivamente il trasferimento di bambini ucraini e hanno già presentato appelli e rapporti al TPI, fin dal 2022. Tuttavia, i loro rapporti si sono concentrati sui fatti, ma lasciano alla discrezione del TPI il compito di determinare la qualificazione dei crimini.

Non si può non concordare sul fatto che gli sforzi congiunti abbiano aiutato a convincere l’Ufficio del Procuratore, che il trasferimento di bambini ucraini costituisca un crimine. Per questo alla fine è stato emesso il mandato di arresto per Vladimir Putin e Marija L’vova-Belova.

Quanti bambini sono stati portati via?

Innanzitutto, ci basiamo sui dati del portale “Bambini della guerra”, creato dal Ministero per la Reintegrazione insieme all’Ufficio Nazionale dell’Informazione. Ad oggi, sul portale si parla di 19.546 bambini deportati e/o trasferiti.

Tuttavia, questo è solo un numero approssimativo. Il fatto è che il crimine viene commesso nei territori occupati, il cui controllo è stato a volte perso circa 10 anni fa (si tratta delle regioni di Doneck e Luhansk, nonché della Crimea).

È attendibilmente noto che un numero considerevole di bambini è stato portato via proprio da questi territori. L’Ucraina, a causa di circostanze oggettive, non conosce il numero di bambini presenti in questi territori, mentre la Russia, per ragioni ben chiare a tutti, non lo divulga.

Ci sono informazioni sul numero di bambini adottati nel territorio della Russia?

A questa domanda, come alla precedente, è difficile rispondere.

Bisogna anche capire che i russi dal punto di vista giuridico, usano il meccanismo dell’istituzione della tutela e della custodia, non l’adozione. La tutela e la custodia, per esempio, non richiede l’intervento del tribunale e conferisce ai tutori uno status simile a quello dei genitori, ma non identico a quello dei genitori.

Nel novembre 2022, i russi hanno creato una serie TV in cinque episodi, nei quali viene mostrata la vita dei bambini ucraini nelle famiglie russe. Sebbene formalmente fossero stati affidati in tutela, è chiaramente evidente che i bambini erano stati effettivamente trasferiti in famiglie russe su base permanente e avevano ricevuto nuovi genitori.

È anche interessante che in Russia operi la “Banca dati federale dei i bambini orfani”, alla quale sono stati aggiunti i territori occupati dell’Ucraina. Tuttavia, per ora non è stato mostrato nessun risultato in queste regioni. I funzionari russi hanno dichiarato che era solo questione di tempo, prima che i bambini ucraini inizino a comparire in questa banca dati.

Quali prove sono state raccolte nell’ambito del lavoro per la relazione?

Nella stragrande maggioranza, i dati raccolti sono stati ottenuti da fonti aperte. Provoca stupore, quanto attivamente i russi abbiano scritto e continuino a scrivere nelle loro comunicazioni ufficiali delle informazioni sull’esportazione di bambini ucraini, sulla concessione della cittadinanza e sull’inserimento in famiglie russe.

La relazione contiene anche informazioni dei testimoni degli eventi e delle autorità ucraine. Il GPDU ha inviato richieste a tutte le amministrazioni militari delle regioni, le cui aree del territorio erano o sono sotto occupazione.

Va evidenziato che abbiamo analizzato i fatti nel periodo dal 18 febbraio 2022 (quando, alcuni giorni prima dell’invasione su vasta scala, dal territorio delle pseudo-repubbliche “Repubblica popolare di Luhansk/Doneck” (RPD e RPL) avevano iniziato a portare via la popolazione) al 6 agosto 2023.

Ovviamente, il crimine di genocidio continua. Dopo la consegna della relazione al TPI continuano ad emergere nuove prove, che registriamo separatamente.

Dopo quale evento è diventato definitivamente chiaro, che si tratta proprio di genocidio, e non di un crimine di guerra?

A nostro avviso, bisogna considerare come punto di riferimento il 30 maggio 2022, quando Vladimir Putin ha firmato il decreto, in base al quale i bambini orfani e i bambini privi della tutela dei genitori, che sono cittadini ucraini (letteralmente “cittadini della ‘RPD’, della ‘RPL’ e dell’Ucraina”, ma legalmente si tratta esclusivamente di cittadini dell’Ucraina) acquisiscono la cittadinanza della Russia in modo semplificato.

Questo decreto ha aperto la possibilità di sistemare attivamente e in modo permanente i bambini ucraini in famiglie russe, integrandoli nella società russa ed escludendo con un alto grado di probabilità la possibilità di un loro ritorno in Ucraina.

Come è stato indicato durante l’elaborazione della Convenzione sulla prevenzione del crimine di genocidio dal rappresentante di una delle delegazioni: “Un gruppo può essere eliminato anche se i suoi singoli membri continuano a vivere normalmente senza subire danni fisici. Il comma (e) dell’articolo II è stato adottato, poiché il trasferimento forzato di bambini in un gruppo, dove avrebbero ricevuto un’istruzione diversa dal proprio gruppo, dove avrebbero acquisito nuove usanze, una nuova religione e, probabilmente, una nuova lingua, in pratica equivaleva all’annientamento del gruppo, il cui futuro dipendeva da una generazione di bambini forzatamente trasferiti”.

Che destino hanno i bambini trasferiti? È possibile riportarli indietro?

Tutti i bambini deportati possono essere divisi in due gruppi. Al primo appartengono quelli tra loro che hanno genitori o altri parenti. Al secondo i bambini orfani, i bambini privi della tutela dei genitori, i bambini che non hanno parenti.

Il ritorno dei bambini del primo gruppo sembra abbastanza reale, sebbene i genitori di questi bambini si trovino in circostanze difficili, gli viene negata la restituzione del bambino per ragioni formali. Il GPDU è riuscito a comunicare con un testimone, al quale i russi hanno accettato di restituire il figlio solo se si fosse presentato personalmente o se disponeva di una delega per il bambino, rilasciata da un notaio russo. Poiché il padre del bambino si trovava in Ucraina ed era obbligato a prestare servizio militare, non poteva obiettivamente soddisfare queste condizioni. Tuttavia, piccoli gruppi di questi bambini riescono ad essere riportati in Ucraina.

Per quanto riguarda il secondo gruppo di bambini, i problemi relativi al loro ritorno sono notevoli. In primo luogo, a causa dell’assenza di genitori e di parenti è difficile identificarli. In secondo luogo, se si tratta di bambini orfani provenienti dai territori che si trovano sotto occupazione, allora la Russia adotta una posizione illegale, affermando che “questi territori sono già Russia, e quindi i bambini non hanno nessuna relazione con l’Ucraina”. E ciò che ha dichiarato la delegata per i diritti del bambino Marija L’vova-Belova in un’intervista a Vice News. Per questo, il ritorno di questi bambini adesso è quasi impossibile.

Quanto può durare un’udienza al TPI e quali conseguenze avrà la riclassificazione delle azioni della Russia come crimine di genocidio?

Sfortunatamente i termini specifici del processo al TPI dipendono da molte circostanze, possono essere anni. Tuttavia, è importante che questo processo inizi.

Il crimine di genocidio è il crimine più grave, quindi in questo caso la responsabilità dei suoi autori risulterà accresciuta.

La relazione non nuocerà al ritorno dei bambini?

A nostro avviso la relazione non può in nessun modo intralciare questo processo. Bisogna capire, che dopo l’emissione del mandato di arresto per Putin e L’vova-Belova, la parte russa non ha fermato il processo di rientro dei bambini e ha iniziato addirittura a procedere in modo più attivo. Al contrario, la relazione contribuirà ancora una volta ad attirare l’attenzione sul problema della deportazione dei bambini ucraini.

La relazione è già stata consegnata all’Ufficio del Procuratore?

Si, la relazione insieme alle appendici è stata inviata all’Ufficio del Procuratore del TPI il 22 novembre 2023 e il giorno stesso gli è stato assegnato un numero unico.

È possibile leggere il testo della relazione?

Si, è disponibile in italiano e in inglese.

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