Analisi giuridica di un attacco con droni FPV

All’11 agosto 2026 T4P aveva documentato 4137 attacchi di questo tipo. In 1717 casi ci sono stati morti, feriti o persone che hanno riportato comunque danni alla salute.
Se il bersaglio diventa una persona specifica
Il 4 agosto 2026 è apparso in rete un video che mostra l’attacco di un drone FPV russo contro un civile a Cherson. Secondo quanto riferito dalla polizia di Stato, un 52enne residente nella regione di Mykolaïv lavorava come in uno dei mercati locali. Nei filmati pubblicati, il drone insegue l’uomo per un po’ di tempo, per poi esplodere nelle sue immediate vicinanze. L’uomo è sopravvissuto. Ha riferito che, durante l’inseguimento, ha cercato di mostrare all’operatore del drone le verdure che stava vendendo e così fargli capire che era un civile. Secondo quanto raccontato, la merce di fianco all’auto era ben visibile, ma il drone non da desistito e ha continuato a muoversi nella sua direzione. Anche la polizia ha sottolineato che l’uomo non aveva alcun legame con le forze armate e dunque l’attacco viene documentato come crimine di guerra.
I russi non hanno negato che il drone abbia attaccato una persona specifica. Anzi, dopo la diffusione dei video, i canali russi hanno iniziato a giustificare l’attacco, sostenendo che l’auto dell’ambulante sarebbe stata utilizzata per trasportare “prodotti a duplice uso” e che l’uomo sarebbe stato legato alle forze armate ucraine. Le testimonianze, tuttavia, non hanno fornito prove a sostegno di queste affermazioni; al contrario l’attacco viene definito come “selettivo” e diretto contro un “obiettivo legittimo”. Anche il commentatore russo Andrej Fedorov ha cercato di giustificare il comportamento dei militari russi, attribuendone la causa a una presunta “pressione psicologica dovuta agli attacchi ucraini contro alcuni obiettivi in territorio russo”.
Un episodio simile si è verificato a pochi giorni da quello di Cherson, nella città di Sumy. Il 6 agosto, un drone FPV ha sorvolato il quartiere di Piščane fino al Prospekt Pobedy, e ha attaccato un civile in una delle strade della città. I momenti dell’inseguimento e dell’attacco sono stati ripresi da una telecamera di videosorveglianza.
La particolarità di questi attacchi è collegata al principio stesso di funzionamento dei droni FPV. FPV è l’abbreviazione di First Person View, cioè “vista in prima persona”. Si tratta di piccoli droni dotati di una telecamera che trasmette le immagini dell’operatore in tempo reale. In questo modo, l’operatore vede lo spazio davanti al drone praticamente dalla sua prospettiva, e può così cambiare la direzione di volo, avvicinarsi all’obiettivo scelto e correggere la traiettoria del velivolo. Inizialmente, i droni FPV venivano utilizzati soprattutto in ambito civile, ma durante la guerra russo-ucraina si sono trasformati in uno strumento militare impiegato su larga scala. Il loro utilizzo si è diffuso in modo particolarmente rapido nel corso del 2023 e, già nel 2024, i droni FPV sono diventati uno degli strumenti utilizzati sistematicamente nei combattimenti al fronte. Con la diffusione di questa tecnologia è aumentato rapidamente anche il numero di civili uccisi o feriti a seguito di questi attacchi.
Il procuratore generale Ruslan Kravčenko ha riferito che dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala sono stati registrati oltre 16.000 procedimenti penali relativi ad attacchi con droni a corto raggio contro i civili. Il maggior numero di questi crimini è stato commesso nelle regioni di Cherson, Donec’k, Dnipropetrovs’k e Sumy. Secondo Kravčenko sono quasi settemila le persone rimaste ferite da questi attacchi, e tra questi 179 sono bambini; i morti sono stati 976, tra cui 10 bambini.
All’11 agosto 2026, il progetto T4P aveva già documentato 4.137 episodi classificati come “Attacco con drone FPV.” In 1717 casi questi attacchi hanno causato la morte, il ferimento o altri tipi di danni alla salute dei civili.
La combinazione tra le caratteristiche tecniche del droni FPV e quelle di questo tipo di attacchi pone questioni ulteriori: cosa riusciva a vedere esattamente l’operatore durante l’avvicinamento all’obiettivo, quanto tempo aveva a disposizione per identificarlo e ha proseguito l’attacco dopo essersi reso conto che aveva davanti un civile? Inoltre, hanno queste circostanze una rilevanza per la valutazione giuridica di questo tipo di attacchi?
Se l’operatore vede l’obiettivo, la valutazione giuridica cambia?
Se un drone FPV segue una persona per un certo tempo, sorge una domanda: questo attacco si distingue, ad esempio, da un attacco missilistico che provoca la morte di civili? Di fatto, l’operatore che guida il drone può potenzialmente osservare l’obiettivo fino a pochi istanti dall’impatto, osservarne i movimenti, e correggere la traiettoria del drone.
La regola di base è chiara: le parti coinvolte in un conflitto armato sono tenute a distinguere tra obiettivi militari e civili, e sono vietati gli attacchi rivolti deliberatamente contro la popolazione civile o contro singoli civili. Un civile perde questa protezione solo per il tempo in cui partecipa ad azioni militari. Si tratta di un principio sancito dall’articolo 51 del Protocollo aggiuntivo I alle Convenzioni di Ginevra e rientra nelle norme del diritto internazionale umanitario consuetudinario.
I civili possono rimanere vittime anche nel corso di un attacco contro un legittimo obiettivo militare. In tal caso, la valutazione giuridica valuterà, tra l’altro, se l’attacco sia stato indiscriminato e se le perdite previste nella popolazione civile fossero eccessive rispetto al vantaggio militare concreto e atteso. Il diritto internazionale umanitario vieta espressamente sia gli attacchi deliberati contro i civili, sia gli attacchi indiscriminati e sproporzionati.
Per questo, i casi che coinvolgono droni FPV possono presentare alcune peculiarità. La possibilità di vedere l’obiettivo dell’attacco non rende automaticamente il reato “più grave”, ma può essere rilevante per stabilire cosa sapesse l’operatore e quale obiettivo avesse scelto. Se, ad esempio, nel video si vede che il drone insegue per un certo periodo di tempo una persona specifica, cambia direzione seguendo i suoi movimenti e nella zona non sono visibili obiettivi militari chiari, siamo davanti a circostanze che possono diventare rilevanti nel corso delle indagini.
E viceversa: la sola presenza di una telecamera non è sufficiente per dedurre automaticamente che si sia trattato di un attacco deliberato contro un civile. È necessario accertare cosa l’operatore fosse in grado di vedere, se fosse stato possibile identificare quella persona come civile, se vi fossero motivi per ritenerla un obiettivo militare, cosa ci fosse nelle vicinanze e quali circostanze avessero preceduto l’attacco.
La questione fondamentale, dunque, non è se l’impiego di un drone FPV costituisca una violazione “più grave” di un attacco missilistico. Molto più importante diventa stabilire se le caratteristiche tecniche del drone consentissero all’operatore di identificare l’obiettivo in maniera adeguata, riconoscerne lo status di civile, e se, nonostante, questo, l’attacco sia stato comunque portato avanti. Se, nel corso delle indagini, viene accertato che per l’operatore era possibile essere sufficientemente consapevole che si trattava di un civile che non partecipava direttamente alle ostilità, ma ha comunque deciso volontariamente di proseguire l’attacco, ciò potrebbe assumere un’importanza significativa ai fini dell’accertamento del carattere intenzionale dell’attacco contro un civile. In queto caso, non si tratterebbe più solo delle conseguenze di azioni militari sulla popolazione civile, ma anche di circostanze che potrebbero indicare una scelta consapevole di avere come obiettivo una persona protetta dal diritto internazionale umanitario.
Su chi ricade la responsabilità di un simile attacco?
Il diritto penale internazionale si basa sulla responsabilità penale individuale. Lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale prevede la responsabilità non solo di chi ha commesso il crimine, ma anche, in determinate condizioni, di chi ne ha ordinato la commissione, ha indotto altri a commetterlo o di chi ha contribuito intenzionalmente a compierlo.
Nel caso di un attacco con drone FPV, le indagini devono accertare chi stesse controllando direttamente il drone, quali informazioni avesse sull’obiettivo, cosa riuscisse a vedere prima dell’attacco e sulla base di quali elementi abbia deciso di proseguire l’attacco. Tuttavia, se viene accertato che un civile o una categoria di civili sono stati oggetto di un ordine di attacco impartito da alcuni militari, la questione potrà riguardare anche coloro che hanno impartito l’ordine o che hanno in qualche modo contribuito a prendere la decisione. L’articolo 25 dello Statuo di Roma prevede che c’è responsabilità se si commette un crimine, si ordina di commetterlo, e se c’è istigazione a commetterlo o intenzione ad agevolarne la commissione.
Il diritto internazionale, inoltre, prevede una responsabilità specifica dei comandanti e degli altri superiori. Perché tale responsabilità possa configurarsi devono essere accertate alcune circostanze previste dalla legge: in particolare, il controllo di fatto sui subordinati, la conoscenza o, nel caso di un comandante militare, ai sensi dello Statuto di Roma, le circostanze in cui avrebbe dovuto sapere della commissione o della preparazione dei crimini, e inoltre la mancata adozione di misure necessarie e ragionevoli per prevenirli, impedirne la commissione o la trasmissione di informazioni alle autorità competenti per procedere alle indagini.
Questi principi sono sanciti dall’articolo 28 dello Statuto di Roma e dalle norme del diritto internazionale umanitario consuetudinario.
È noto che a giugno 2026 la SBU (Servizio di sicurezza ucraino) ha notificato in contumacia a dieci operatori dei sistemi senza piloti del 404° reggimento di fucilieri motorizzati della difesa territoriale, appartenente al raggruppamento russo “Dnepr”, un provvedimento di sospetto. Secondo gli inquirenti, gli operatori monitoravano gli spostamenti di persone a Cherson e inviavano droni da attacco verso di loro. Tra gli episodi documentati ci sono attacchi contro veicoli civili e quartieri residenziali, ambulanze e mezzi di soccorso. Tutti e dieci gli operatori sono accusati di crimini di guerra ai sensi dell’articolo 438 del Codice penale ucraino.