L’inerzia come strada verso l’impunità

In 10 anni nessun tribunale ha mai esaminato la seguente questione: i crimini commessi contro i partecipanti alla rivoluzione della Dignità erano crimini contro l’umanità?
Konstantyn Zadoya26 Giugno 2024UA DE EN ES FR IT RU

[майдан]

Dieci anni dopo, gli eventi della Rivoluzione della Dignità si sono saldamente radicati nell’opinione pubblica ucraina come un momento cruciale nella storia dell’Ucraina indipendente. Nel frattempo sono persino già stati integrati nei programmi scolastici di storia. Tuttavia i crimini nei confronti dei partecipanti alla Rivoluzione della Dignità non sono ancora stati qualificati: si trattava di crimini contro l’umanità? Il Tribunale penale internazionale (TPI) o i tribunali ucraini potrebbero chiarire questo punto, ma per il momento non è stato fatto nulla.

La cosa peggiore è che questa situazione non è dovuta al fatto che il processo si sia protratto a causa della fuga degli imputati o a causa dell’enorme quantità di prove che il tribunale dovrebbe esaminare, ma al fatto che, per ragioni lontane dal diritto, non ci sono nemmeno stati i presupposti, perché avesse luogo un processo a livello internazionale o nazionale, nel corso del quale fosse esaminata la questione sulla responsabilità di persone specifiche per atti di violenza o persecuzione contro i partecipanti alla Rivoluzione della Dignità come crimini contro l’umanità.

L’Aia e Kyïv sono responsabili in egual misura per questa situazione, che non suscita nessun’altra emozione se non una profonda delusione, e che è molto lontana dagli ideali della giustizia penale internazionale e dall’idea di prevenire l’impunità per i crimini internazionali

A breve saranno dieci anni dal momento, in cui l’Ucraina ha riconosciuto per la prima volta la giurisdizione del Tribunale penale internazionale (TPI), avvalendosi dell’articolo 12(3) dello Statuto di Roma del TPI del 1998 (ST), che consente agli Stati di riconoscere la giurisdizione di questa istituzione giudiziaria internazionale ad hoc (per un caso specifico), senza ratificare lo Statuto di Roma. Sebbene in Ucraina il primo caso di riconoscimento della giurisdizione del TPI si colleghi alla dichiarazione della Verchovna Rada dell’Ucraina (VRU), il Consiglio Supremo dell’Ucraina, del 25 febbraio 2014, tuttavia il tribunale stesso ritiene coerentemente, che la sua giurisdizione in relazione agli eventi in Ucraina derivi dalla nota del Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina del 17 aprile 2014, che si basava sulla dichiarazione del VRU.

Comunque sia, i motivi di queste azioni da parte delle autorità ucraine erano evidenti. Il riconoscimento da parte dell’Ucraina della giurisdizione del TPI è stata una reazione ai numerosi casi di violenza e persecuzioni, a cui sono stati sottoposti i partecipanti alla Rivoluzione della Dignità tra novembre 2013 e febbraio 2014. Nella sua dichiarazione del 25 febbraio 2014, il VRU li ha definiti esplicitamente crimini contro l’umanità, che in conformità all’articolo 7(1) dello Statuto di Roma del TPI del 1998 (SR) sono definiti come omicidi, torture, persecuzioni e altri atti disumani, commessi nell’ambito di un attacco su vasta scala o sistematico, diretto contro qualsiasi popolazione civile.

Il 25 aprile 2014 l’Ufficio del Procuratore del TPI (UP del TPI) ha avviato il cosiddetto studio preliminare della situazione in Ucraina nel periodo tra il 21 novembre 2013 e il 22 febbraio 2014. Nell’ambito di questa procedura, l’UP del TPI doveva accertare, se ci fossero sufficienti motivi per ritenere che in questa situazione si fossero verificati crimini di competenza della giurisdizione del TPI, in particolare crimini contro l’umanità, e se questi crimini meritassero l’attenzione del tribunale.

Purtroppo, l’analisi preliminare della situazione in Ucraina si è trovata sin dal principio in una situazione “congelata”. Il motivo principale di ciò, evidentemente, è stata la posizione conservatrice dell’Ufficio del Procuratore del TPI. Nel rapporto sull’andamento della valutazione preliminare della situazione per il 2015, da un lato si rileva che “gli atti di violenza, probabilmente commessi dalle autorità ucraine nel periodo tra il 30 novembre 2013 e il 20 febbraio 2014, possono costituire “un attacco diretto contro la popolazione civile” ai sensi dell’articolo 7(2)(a) [SR], e dall’altro si dichiara che “ci sono informazioni limitate che permettono di concludere che un eventuale attacco, commesso nel contesto delle proteste a Maidan, sia stato su vasta scala o sistematico”.

Nei rapporti successivi per il 2016, il 2017, il 2018, il 2019 e il 2020, l’Ufficio del Procuratore del TPI ha ripetuto con insistenza questa posizione. In parole povere, nell’ Ufficio del Procuratore del TPI non vi erano dubbi che gli atti di violenza e persecuzione contro i partecipanti alla Rivoluzione della Dignità fossero avvenuti e non fossero casi isolati, tuttavia l’Ufficio riteneva che il numero di tali atti non fosse ancora sufficiente per considerarli su vasta scala o sistematici, come presuppone la definizione di crimini contro l’umanità nell’articolo 7(1) dello SR.

Naturalmente le nozioni di ampiezza e di natura sistematica per qualificare gli abusi come crimini contro l’umanità lasciano ai detentori del diritto un ampio margine per valutare i relativi eventi, ma, d’altra parte, il diritto internazionale non prevede, che si possa parlare di crimini contro l’umanità soltanto nei casi, in cui il numero di atti di violenza (persecuzioni) sia di decine o addirittura di centinaia di migliaia. Pertanto, si ha l’impressione, che la posizione prudente dell’Ufficio del Procuratore del TPI sia stata predeterminata da considerazioni di carattere non giuridico, ma burocratico.

Dietro questa reticenza nelle valutazioni giuridiche, si nasconde il timore che il riconoscimento degli atti di violenza (persecuzioni) nei confronti dei partecipanti alla Rivoluzione della Dignità come crimini contro l’umanità costringa l’UP del TPI ad attribuire una qualifica giuridica analoga a situazioni simili per portata in altri paesi, e questo nel complesso potrebbe risultare sproporzionato rispetto alle risorse umane e finanziarie dell’Ufficio del Procuratore.

L’indagine completa della situazione in Ucraina, che l’Ufficio del Procuratore del TPI ha avviato nel marzo del 2022, dopo che l’invasione russa in Ucraina ha raggiunto il suo apogeo, comprende formalmente anche il periodo tra il 21 novembre 2013 e il 22 febbraio 2014, ma è poco probabile, che l’UP scelga dei casi di crimini di guerra vecchi di dieci anni piuttosto che dei casi, registrati quasi quotidianamente, a partire dal 24 febbraio 2022. Soprattutto tenendo conto del fatto, che la posizione scettica dell’Ufficio sulla qualificazione giuridica degli eventi degli anni 2013-2014 come crimini contro l’umanità sussiste tuttora.

La mancanza di attenzione da parte del TPI nei confronti degli eventi degli anni 2013-2014 avrebbe potuto essere compensata da un’efficace indagine nazionale, poiché il principio di complementarità, che si trova alla base dell’attività del TPI in ultima analisi affida l’onere principale della persecuzione e della punizione dei crimini internazionali agli Stati, non al TPI. Tuttavia, in Ucraina non c’è stata un’indagine efficace sugli eventi degli anni 2013-2014. La qualificazione giuridica degli atti di violenza e persecuzione nei confronti dei partecipanti alla Rivoluzione della Dignità come crimini contro l’umanità è ostacolata dal fatto, che il diritto penale ucraino non conosceva questo tipo di reato negli anni 2013-2014, e non lo conosce ancora oggi.

La Legge “sull’introduzione di modifiche di alcuni atti legislativi dell’Ucraina sull’implementazione di norme del diritto penale e umanitario internazionale”, adottata nel 2021, colma questa lacuna, ma sono passati già quasi tre anni e non è stata ancora firmata dal Presidente dell’Ucraina e quindi non è entrata in vigore. Naturalmente, si può dire che l’entrata in vigore di questa legge non cambierà nulla nei casi di eventi accaduti in precedenza, poiché la legge penale non ha effetto retroattivo nel tempo. Tuttavia, ci sono molti esempi di come stati stranieri, ad esempio Lettonia o Estonia, abbiano applicato nuove leggi penali, che stabiliscono la responsabilità per i crimini internazionali a livello nazionale a eventi del passato. Tale pratica ha ricevuto l’approvazione da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, poiché in situazioni simili le leggi nazionali confermano solo il fatto, che i relativi atti erano già stati riconosciuti in precedenza come crimini dal diritto internazionale.

In ogni caso, è difficile definire riuscito il tentativo da parte degli organi di giustizia penale ucraini di perseguire gli atti di violenza e di persecuzione, commessi contro i partecipanti alla Rivoluzione della Dignità non come crimini contro l’umanità, ma come crimini “ordinari” (ad esempio, come omicidio intenzionale “comune” o abuso di potere o di autorità).

Molti casi sono stati chiusi per via della scadenza dei termini di prescrizione, sebbene secondo il diritto internazionale i crimini contro l’umanità siano imprescrittibili. Nei casi che si sono conclusi con una condanna, ad esempio il caso del massacro a Maidan, la piazza Indipendenza, il 20 febbraio 2014, i tribunali, in assenza di una disposizione legislativa sui crimini contro l’umanità, hanno considerato i singoli episodi di violenza o di persecuzione, “isolati” dal contesto generale degli eventi accaduti dal novembre 2013 al febbraio 2014, il che, in fin dei conti, nega giuridicamente che tali episodi fossero collegati a un contesto, piuttosto che confermarlo.

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