“Poligono di addestramento” per criminali

Prima dell’invasione su larga scala, la città di Nikopol’ contava una popolazione di oltre 100.000 abitanti. Le aree lungo il fiume Dnipro erano un luogo di villeggiatura e li si poteva raggiungere la centrale nucleare di Zaporižžja in mezz’ora perfino con i mezzi pubblici. Oggi Nikopol’ si trova proprio nella zona del fronte, che in quest’area passa lungo il fiume, e le postazioni dei nemici sul lato sinistro del Dnipro si trovano dai a 3 ai 5 chilometri dalla città.
Nel 2025 e 2026 il termine “killzone” è diventato familiare non solo ai militari. Lo sviluppo dei droni di attacco e di ricognizione e l’abbattimento dei loro costi ha fatto sì che l’area entro i venti chilometri dalla linea del fronte diventasse una zona molto pericolosa, dove i droni FPV nemici attaccano tutto quel che riescono a individuare.

L’intero territorio di Nikopol’, grande città caratterizzata da quartieri residenziali con edifici molto alti, oggi si trova nel raggio di azione non solo dei droni russi FPV, ma anche dell’artiglieria. I quartieri lungo la riva possono essere colpiti persino dai mortai. I report quotidiani delle autorità locali registrano decine, e spesso anche centinaia di bombardamenti al giorno.
È particolarmente cinico che gli occupanti russi utilizzino Nikopol’ come campo di addestramento per i piloti UAV. Le inchieste giornalistiche e i rapporti dell’intelligence ucraina affermano che centri di addestramento si trovano anche sul territorio della centrale nucleare di Zaporižžja. Di fatto, gli occupanti usano un impianto ad alto rischio per proteggere i propri piloti, sapendo che le Forze di Difesa ucraine non possono lanciare attacchi massicci contro la centrale.

A un osservatore comune può sembrare sorprendente che i russi non provino nemmeno a nascondere i propri crimini. Per esempio, il 15 febbraio Dmitrij Rogozin neonazista russo, ex direttore di Roskomos e capo del gruppo militare “Carskie Volki”, ha pubblicato sul suo canale Telegram un video in cui un drone russo colpisce Nikopol’. Rogozin dice apertamente che si tratta di un “esame” condotto da uno dei centri di addestramento per droni gestito dagli occupanti. Il video riprende un attacco contro un edificio civile, senza alcuna evidenza di presenza di militari, ma Rogozin afferma che “l’esame è stato superato”.
Anche una serie di altri canali Telegram legati alla propaganda russa o alle unità militari russe hanno pubblicato filmati di attacchi contro Nikopol’, definendo la città “un poligono di addestramento”.
Nonostante gli attacchi quotidiani dei droni, i bombardamenti dell’artiglieria e le bombe aeree guidate, nella zona centrale della città di Nikopol’ la vita di tutti i giorni va avanti. Il trasporto pubblico continua a funzionare, i caffè e i ristoranti sono aperti e nelle strade principali ci sono code di persone, nonostante lì accanto dagli altoparlanti risuoni l’ordine “minaccia di bombardamento di artiglieria”. È evidente che in quattro anni le persone si sono abituate a vivere anche in condizioni del genere.

La situazione è completamente diversa nei quartieri più vicini al fiume, in prossimità della sponda opposta, quella occupata. Arrivare in queste zone è difficile non soltanto con i mezzi, ma anche a piedi. Gli edifici storici e la zona residenziale, che un tempo si trovavano accanto a bellissime spiagge, oggi sono distrutti, stando a quanto si osserva, per il 70-80%. Sono proprio i quartieri dislocati lungo la riva della città i più pericolosi. Durante gli attacchi attivi, che di solito avvengono in giornate soleggiate e di bel tempo, nemmeno mezzi di soccorso riescono a raggiungere questa zona.

Poiché si tratta di zone molto vicine alle posizioni nemiche, i droni russi le raggiungono molto rapidamente, ed è quasi impossibile intercettarli o reagire in tempo. La situazione è ancora peggiore per quanto riguarda i bombardamenti dell’artiglieria. Di solito si riesce a percepire il tipico suono dello sparo, quello che i militari chiamano “uscita”, dopo di che passa un tempo che va da pochi secondi a qualche minuto prima che il proiettile colpisca, a seconda della distanza tra l’artiglieria e il bersaglio. Nei quartieri di Nikopol’ situati lungo la riva del fiume, invece, il suono dell’“uscita” e l’arrivo del proiettile possono avvenire simultaneamente o con un ritardo di 1-3 secondi. Il che rende quasi impossibile reagire al pericolo o trovare un riparo.
Sono ancora molti quelli che vivono in queste condizioni, in uno dei quartieri più pericolosi di tutta l’Ucraina. Le autorità invitano a evacuare, almeno verso zone più sicure della città, ma gli abitanti affermano che le condizioni attuali per l’evacuazione e il supporto sociale da parte delle autorità sono insufficienti, e questo li spinge a rimanere in una situazione di pericolo. Le unità di polizia “Angeli Bianchi” conducono vere e proprie operazioni speciali per raggiungere quelli che hanno deciso di evacuare. I droni russi colpiscono qualsiasi obiettivo, compresi i veicoli per l’evacuazione. Il salvataggio delle persone in questi quartieri sta diventando sempre più pericoloso.

Oltre alle minacce evidenti, bombardamenti e droni, nel quartiere lungo la riva ci sono anche gravi problemi con l’erogazione dei servizi comunali. Il nemico colpisce regolarmente trasformatori e sottostazioni elettriche. In alcune abitazioni l’elettricità può mancare da 10 a 20 giorni. Questo dipende anche dal fatto che il nemico dà la caccia alle squadre di tecnici che effettuano le riparazioni. Gli operai civili che riparano sistemi elettrici, reti del gas o delle comunicazioni, diventano così obiettivi prioritari.
Nel solo inverno 2025-26 il nemico ha attaccato più volte con droni le squadre dell’azienda elettrica DTEK, soprattutto i loro mezzi di trasporto. Entrare nel quartiere lungo la riva per lavori di riparazione senza imbattersi in un drone nemico è quasi impossibile. Anche i mezzi e il personale della Protezione Civile, delle ambulanze e di altri servizi vengono colpiti dai bombardamenti.

Purtroppo, Nikopol’ è solo un altro esempio della criminale tattica russa “safari”. Molti conoscono questa tattica per gli attacchi russi a Cherson. Lì la situazione è simile: il fronte è diviso dal fiume Dnipro, le posizioni nemiche sono molto vicine e i droni e l’artiglieria degli occupanti attaccano chiunque e in tutta la città.
La tattica “safari” è un chiaro esempio di crimine di guerra. Oltre a ciò, non si tratta di semplici attacchi a qualche edificio civile o a abitante di Cherson e Nikopol’; è la definizione da parte dell’esercito russo di una vera e propria tattica, di un’infrastruttura e di una strategia del terrore contro la popolazione civile, che vuole trasformare città pacifiche in “città fantasma”. Allo stesso tempo, è importante precisare che né a Cherson. né a Nikopol’ si svolgono azioni belliche attive dal 2023, le forze ucraine non avanzano e la linea del fronte rimane stabile. La strategia del terrore delle truppe di occupazione è rivolta esclusivamente contro la popolazione locale.
