Pensava che il posto di una persona perbene oggi in Russia possa essere soltanto la prigione

Ricordi su Oleg Orlov
24 Giugno 2024UA DE EN ES FR IT RU

Олег Орлов

Oleg Orlov, copresidente del Consiglio del Centro per la difesa dei diritti dell’uomo “Memorial”

Il 27 febbraio, presso il tribunale Golovinskij di Mosca, il giudice Elena Astakhova ha condannato l’attivista russo per i diritti umani Oleg Orlov a due anni e sei mesi di colonia penale a regime generale per “discredito reiterato” delle forze militari. Il 26 febbraio il pubblico ministero aveva chiesto due anni e undici mesi. Attualmente l’attivista per i diritti umani si trova nel centro di custodia cautelare n.7 “Kapotnja”.

Totalitarismo fascista

Oleg Orlov era già stato precedentemente processato per questo motivo.

Nel novembre del 2022 la rivista francese “Mediapart” ha pubblicato un suo articolo in francese dal titolo “Volevano il fascismo. L’hanno ottenuto”. Oleg ha pubblicato questo testo in russo nella sua pagina Facebook. Ha scritto che la guerra in Ucraina era un duro colpo per il futuro della Russia e ha condannato nettamente le azioni militari. Ha definito “fascista” il regime della Federazione Russa. Ha scritto: “Un paese, che trent’anni fa si era allontanato dal totalitarismo comunista, è ripiombato nel totalitarismo, ma ormai fascista”.

Il tribunale ha ritenuto che intendesse diffamare le forze armate russe e ha condannato Orlov al pagamento di una multa di 150 mila rubli. Tuttavia, la procura ha fatto appello contro questa decisione, e la corte d’appello ha rinviato il caso all’ufficio del pubblico ministero, affinché stabilisse il motivo del crimine. Lo hanno trovato rapidamente: odio ideologico “contro i valori spirituali, morali e patriottici tradizionali russi” e odio nei confronti dei militari russi.

Al secondo processo, Orlov è stato arrestato in tribunale.

Tuttavia, la condanna a due anni e sei mesi di reclusione, come anche la multa precedente sono semplicemente una ritorsione contro Orlov, perché ha chiamato le cose con il loro nome. Perché nella realtà russa contemporanea qualsiasi critica nei confronti dell’autorità statale o qualsiasi opinione personale diversa da quella ufficiale costituisce già di per sé un crimine.

Il tentativo di far tacere la voce del movimento per la tutela dei diritti umani

Nel suo ultimo discorso Oleg ha dichiarato: “Nel nostro paese lo Stato controlla nuovamente non solo la vita sociale, politica ed economica, ma pretende anche di avere il pieno controllo della cultura e del pensiero scientifico, si intromette nella vita privata. Diventa onnipresente. E questo è evidente. Nel corso di poco più di quattro mesi dalla fine del mio primo processo davanti a questo stesso tribunale, sono successi molti avvenimenti che dimostrano quanto rapidamente il nostro Paese stia sprofondando sempre di più in queste tenebre”.

In un comunicato il Centro per la difesa dei diritti umani “Memorial” dichiara: “La condanna di Oleg Orlov è un tentativo di soffocare la voce del movimento per la difesa dei diritti umani in Russia, come pure qualsiasi critica dello Stato. Le autorità della Russia devono ritirare immediatamente tutte le accuse contro Orlov. Libertà per tutti i prigionieri politici!”.

Il 27 febbraio, centinaia di persone si sono presentate nell’aula del tribunale per sostenere Orlov: erano così tante, che si è formata una fila. Si trattava di attivisti per i diritti umani, diplomatici, amici e persone semplicemente interessate, nonché rappresentanti delle ambasciate dei seguenti paesi: Repubblica Ceca, Polonia, Portogallo, Australia, Austria, Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda, Lettonia, Germania, Francia, USA, Svezia, Svizzera, Norvegia, Belgio, Paesi Bassi, Slovenia, Danimarca. Inoltre erano presenti Roland Galharague, ambasciatore dell’Unione Europea, e Lynne Tracy, ambasciatrice degli Stati Uniti.

“Oleg ed io abbiamo creato insieme “Memorial”. Ma la cosa più importante è che abbiamo creato una squadra. Una squadra, che continuerà a lavorare indipendentemente dal fatto che Oleg sia in libertà o no. Per questo lavoreremo. Vivremo e continueremo a sperare, che un giorno quello che sta succedendo finirà, nonostante tutto”, — ha dichiarato la moglie di Oleg, l’attivista Tat’jana Kasatkina.

Олег Орлов

Oleg Orlov, copresidente del Consiglio del Centro per la difesa dei diritti umani “Memorial”

Abuso sulla giustizia

Il Centro per la difesa dei diritti umani “Memorial” e altre 31 organizzazioni di difesa dei diritti umani hanno pubblicato una dichiarazione congiunta sulla condanna di Oleg Orlov, ingiusta e dovuta a ragioni politiche. Si tratta delle organizzazioni: Human Rights Watch, Amnesty International, Federazione Internazionale dei diritti umani (FIDH), Centro per le libertà civili, Organizzazione mondiale contro la tortura, Centro Andrej Sacharov, Centro della difesa dei diritti umani “Viasna e altre.

“Orlov (nato nel 1953) è uno degli attivisti per i diritti umani più noti in Russia. Ha dedicato la sua vita a documentare le violazioni dei diritti umani e ad assistere le vittime di soprusi. Il suo ‘crimine’ si riduce alla protesta contro la guerra del Cremlino in Ucraina e contro l’escalation delle repressioni all’interno della Russia. Il processo Orlov è un abuso della giustizia e un attacco al diritto fondamentale alla libertà di espressione. Orlov, che è stato arrestato nell’aula del tribunale, contesterà la sentenza ingiusta.

Le autorità russe devono immediatamente smettere di perseguitare Orlov e liberare lui e anche tutti coloro, che si trovano dietro le sbarre per aver esercitato i loro diritti fondamentali, compreso il diritto di criticare pubblicamente le autorità che violano i loro obblighi giuridici internazionali. I principali attori internazionali devono fare tutto il possibile per ottenere la liberazione di Orlov e indicare le autorità russe come responsabili delle gravi e sistematiche violazioni dei diritti dell’uomo”, — si dice nella dichiarazione.

Un uomo d’onore

Oleg Orlov è uno dei co-fondatori di “Memorial”, organizzazione vincitrice del premio Nobel per la pace 2022. Ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti umani in Russia e per più di 30 anni si è opposto a qualsiasi guerra. È un vero uomo d’onore che si batte per i valori irrinunciabili, e non solo a parole, in particolare ha salvato dei soldati russi che erano stati fatti prigionieri durante la guerra in Cecenia.

“Oleg è un uomo di un’assoluta onestà e responsabilità. È stato costretto ad abbandonare la sua scienza preferita, la biologia, per difendere i diritti e le libertà delle persone in situazioni, in cui la legge non funziona. Sono fiero di conoscerlo.

In questi dieci anni di guerra abbiamo lavorato fianco a fianco con “Memorial” per difendere i cittadini dell’Ucraina detenuti illegalmente nel corso dell’aggressione russa. Oleg ha partecipato personalmente a missioni congiunte, che abbiamo organizzato sul campo per documentare i crimini di guerra. Ci sono molte cose che non posso raccontare ora, esprimo semplicemente gratitudine e ammirazione per il coraggio di Oleg Orlov.

Ho conosciuto lui e gli altri colleghi di “Memorial” molti anni fa, quando avevo appena iniziato a operare nell’ambito dei diritti umani. Ricordo che mi ha raccontato che durante la guerra in Cecenia, quando si avviarono dei negoziati con i combattenti di Shamil’ Basaev, lui e alcuni suoi colleghi avevano accettato di diventare ostaggi volontari per garantire l’adempimento degli accordi raggiunti per lo scambio di prigionieri. Adesso è di nuovo un ostaggio, poiché anche dopo l’avvio di una procedura penale contro di lui per motivi politici, non ha cercato un’occasione per rifugiarsi all’estero, ma ha deciso di lottare fino in fondo e di dimostrare con il suo esempio, che il suo articolo sul regime fascista in Russia, per il quale è stato effettivamente processato, è preciso e vero” — racconta la direttrice del Centro per le libertà civili Oleksandra Matvijčuk.

Олег Орлов та Олександра Матвійчук

Oleg Orlov e Oleksandra Matvijčuk

“Ci siamo incontrati e conosciuti di persona per la prima volta, quando ho ‘salvato’ Oleg Orlov, che era stato arrestato dalle guardie di frontiera ucraine al suo arrivo alla stazione di Khar’kiv nel 2015. L’avevano arrestato per chiarire con quale scopo questo cittadino russo fosse arrivato a Khar’kiv nel bel mezzo dello scontro militare. Lo hanno rilasciato immediatamente, quando abbiamo dimostrato che erano uno dei nostri colleghi attivisti per i diritti umani.

Insieme a Oleg Orlov siamo andati negli anni 2015-2016 nei territori vicini alla linea di demarcazione. Siamo stati a Severodoneck, Volnovacha, Mariupol’, Stanytsya Luhans’ka, Тorec’k, Bachmut, Mar’inka, Krasnohorivka e in molte altre città e villaggi. Il nostro obiettivo era raccogliere i dati sui danni causati dalla guerra alla popolazione di questi territori e di documentare i fatti di violazione dei diritti delle persone. Oleg ha condotto ricerche sia sul territorio controllato sia su quello non controllato. È arrivato lì, attraversando l’Ucraina, perché non voleva infrangere le leggi ucraine. Nei territori occupati la raccolta dei dati era un grande rischio, Oleg e il suo collega hanno rischiato molto a causa della mancanza di permessi speciali ma, fortunatamente, questa missione in sostanza umanitaria è stata un successo.

Eravamo a Mariupol’ durante una manifestazione pro-russa, a cui partecipavano soprattutto anziani. Le persone erano ostili agli attivisti per i diritti umani, ma Oleg è riuscito ad intervistarli grazie al suo passaporto russo e alla sua abilità nel mostrare una certa ingenuità al momento giusto. Il nostro obiettivo era quello di fare uno studio sulle violazioni dei diritti umani e successivamente una relazione congiunta del Gruppo per la tutela dei diritti umani di Khar’kiv e del “Memorial” russo. A mio avviso quella è stata una delle migliori relazioni che abbiamo presentato al Parlamento europeo in quel periodo.

Nel 2022, abbiamo partecipato insieme alla cerimonia di consegna del Premio Nobel a Oslo. Oleg Orlov rappresentava “Memorial”, che in quel momento era già stato proibito in Russia. Ero stupito che, durante una manifestazione pubblica in una piazza vicino alla stazione, Oleg tenesse un discorso e si rivolgesse a centinaia di persone, sottolineando che la Russia è uno stato fascista, che commette una serie di crimini di guerra. Era un’affermazione forte e sincera. Ho chiesto a Oleg, se avesse deciso di non tornare più in Russia, ma mi ha risposto di no.

Oleg aveva la possibilità di andare all’estero e rimanervi, glielo avevano detto anche alcuni rappresentanti delle autorità, che non volevano che ritornasse. Tuttavia, è tornato consapevolmente e si è ritrovato con una condanna, 2 anni e sei mesi di prigione assolutamente per nulla. All’età di 70 anni è una punizione pesante. Il motivo della punizione è la pubblicazione di un articolo, in cui ha definito la guerra come guerra e ha accusato la Russia di averla scatenata”, — racconta il direttore esecutivo dell’Associazione ucraina per i diritti umani di Helsinki, Aleksandr Pavlychenko.

Олег Орлов

Oleg Orlov durante la documentazione della guerra nell’Est dell’Ucraina.

Олег Орлов

Oleg Orlov

“Conosco Oleg dalla fine degli anni ‘80. Quando nel 1994 sono entrato nel consiglio direttivo di “Memorial” internazionale, Oleg ed io ci siamo visti regolarmente, perché era anche lui membro del consiglio. Da allora abbiamo avuto molti contatti, perché era uno dei pochi che nel consiglio direttivo si occupava di diritti dell’uomo, come me.

Oleg è un uomo molto coraggioso e valoroso. E’ andato in tutti i punti caldi, dove è scoppiato o stava per scoppiare un conflitto armato, ha cercato di accertare le cause di questi conflitti. Ha tentato di essere un negoziatore, di riconciliare le parti avverse e di prevenire la violenza. Inoltre, Oleg ha aiutato molto Sergej Kovalev, che è stato prima capo del Comitato parlamentare per i diritti dell’uomo, e poi il primo difensore civico della Federazione Russa. Ma essendo un uomo modesto, è sempre rimasto nell’ombra.

Dopo il 2014, Oleg ha iniziato a effettuare missioni di monitoraggio in Ucraina nel territorio del conflitto armato. Lui e Jan Račinskij sono andati nel territorio controllato insieme ai nostri addetti al monitoraggio del Gruppo per la tutela dei diritti umani di Khar’kiv, mentre nel territorio non controllato sono andati da soli.

Олег Орлов

Oleg Orlov e Jan Račinskij

Олег Орлов

Oleg Orlov, Jan Račinskij, Ljudmila Kločko (Gruppo per la tutela dei diritti umani di Khar’kiv)

Abbiamo lavorato insieme a più riprese per soccorrere dei cittadini russi rifugiati, in particolare dei ceceni.

Era evidente che le autorità russe non volessero condannarlo a una pena detentiva. Gli hanno suggerito in vari modi di emigrare. Lo avrebbero lasciato andare ovunque avesse voluto. I suoi amici hanno tentato di persuaderlo ad abbandonare l’idea di vedere fino a che punto sarebbero arrivate le autorità. Ma Oleg riteneva, che il circolo della libertà in Russia dovesse essere consolidato. In attesa di vedere se lo avrebbero incarcerato o no, ha testato che cosa si poteva fare in Russia e che cosa no. Anch’ io ho cercato di persuaderlo ad andarsene, gli ho proposto varie attività comuni all’estero, era persino interessato, ma ha comunque deciso di fare a modo suo.

Dopo l’uscita dell’articolo ‘Volevano il fascismo. L’hanno ottenuto’, inizialmente è stato condannato a una multa di 150 mila rubli. Ma in appello ha fatto ricorso contro questa decisione, sostenendo, che la pena era inappropriata, poiché lui non aveva commesso alcun crimine e aveva solo espresso la sua opinione. Dopo di che, le autorità russe si sono infuriate: lo hanno dichiarato un agente straniero e hanno creato rapidamente una nuova accusa, il cui motivo era l’odio ideologico. Onestamente è molto difficile capire di che cosa si tratti. Ha rifiutato di partecipare al secondo processo, c’era solo l’avvocato della difesa, perché temeva di danneggiare i suoi amici, testimoni della difesa (tra i quali, ad esempio, vi era Dmitrij Muratov, direttore della ‘Novaja Gazeta’, premio Nobel per la pace del 2021). Si è riservato il diritto di avere l’ultima parola, e durante tutto il processo, che si è protratto per diversi giorni, ha letto il romanzo di Franz Kafka ‘Il processo’. Il risultato del processo, 2 anni e sei mesi di reclusione, era stato definito prima che iniziasse.

A Oleg sono state messe le manette direttamente nell’aula del tribunale. Bisognava vedere la sua faccia. Aveva un sorriso trionfante. Il secondo giorno, l’avvocato che era andato a fargli visita, ha detto che non aveva mai visto un condannato così di buon umore. Ha ottenuto quello che voleva: che lo arrestassero. Pensava che il posto di una persona perbene oggi in Russia fosse solo la prigione.

Oleg è un attivista per i diritti umani, un nostro alleato. Per quattro volte ha protestato pubblicamente e individualmente in Russia contro la guerra con l’Ucraina. È stato arrestato quattro volte. E già per questo rischiava la prigione. Stava dimostrando che in Russia ci sono persone contrarie al regime di Putin, contrarie alla guerra, e a favore dell’Ucraina. È la dimostrazione, che non tutti i russi la pensano come Putin e il suo entourage”, — ha sottolineato il direttore del Gruppo per la tutela dei diritti umani di Khar’kiv, Evgenyj Zakharov.

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