A un bivio

Riusciremo a resistere solo se la nostra resistenza a queste oscure tenebre russe resterà nazionale.
07 Aprile 2024UA DE EN ES FR IT RU

© Anna Pasichnyk / Shutterstock © Anna Pasichnyk / Shutterstock © Anna Pasichnyk / Shutterstock

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Ognuno di noi, decine di milioni di cittadini ucraini, dovunque ci troviamo, deve sentire e capire che, senza una partecipazione personale attiva e altruistica alla lotta, la vittoria sarà impossibile.

Il 2023 è diventato per molti ucraini non solo un anno di dolore, ma anche l’anno di una certa delusione. La favola di una vittoria rapida, a cui molti ucraini chissà perché avevano creduto, senza comprendere la realtà del campo di battaglia, è svanita. La realtà dolorosa, inumana, sanguinosa e torbida della guerra è diventata così clamorosa, che ha schiacciato questa favola, ma con la scomparsa dell’illusione molti hanno perso sia la speranza sia la fede. E senza di esse non sopravviveremo.

Sembrerebbe una lezione di matematica superiore, ma è semplice. Siamo usciti dal punto A dello spazio-tempo e non vi torneremo mai più. L’obiettivo è centrare il punto B, che sembra attirarci per la sua accessibilità. Ma la semplicità finisce qui, perché le coordinate del punto B non sono state fissate: dipendono dallo stato d’animo dell’osservatore. La sua fede e la sua speranza avvicinano questo punto, il suo sconforto lo conduce verso un orizzonte vago. Se non ci rendiamo conto di questo, allora diventiamo giocattoli senza volontà delle fantasiose notizie altrui. E poi ci sentiamo male. Questo è l’errore numero uno, come dice il proverbio “non fatevi incantare e non sarete delusi”.

Trovandoci a questo bivio, le nostre conclusioni dipendono soprattutto da previsioni presumibilmente “evidenti”. Ricordate quella previsione odiosa? “Bisogna ammettere l’ovvio: la Russia è incomparabilmente più forte dell’Ucraina, e quindi la conquisterà in una settimana”. Quanti esperti seri sono caduti nella trappola di tale “evidenza”! Dopo la liberazione delle regioni di Khar’kiv e di Kherson, è arrivato il momento della seconda “evidenza”: “L’anno prossimo, a Bakhchysaray!”. Ancora un’altra trappola. Oggi, ancora una volta, i sostenitori della prima evidenza fanno sentire la loro voce: “L’abbiamo detto! Bisogna essere realistici”. Beh, una persona non può vivere senza previsioni. Tuttavia, quando gli eventi che si susseguono generano previsioni diametralmente opposte, è chiaro che è folle basarsi su di esse. Altrimenti commetteremo un secondo errore.

Gli ucraini accumuleranno molti errori di questo tipo. Ma all’inizio del Nuovo Anno, non vogliamo parlarne: vogliamo credere ai miracoli. Oggi è importante guardare ai nostri problemi da un’altra prospettiva. E risulterà, che le nostre attuali debolezze, in determinate circostanze, possono diventare la fonte della nostra forza.

L’“atamanshchyna”, ovvero la riluttanza degli ucraini a inserirsi nelle gerarchie di comando verticali, è stata la disgrazia perenne dell’Ucraina. Tuttavia, oggi proprio questa caratteristica ha facilitato l’iniziativa dei comandanti di base sulla linea del fronte. Ovvero non è diventata un’obiezione, ma un complemento alle strutture verticali di comando, e da ciò le Forze Armate dell’Ucraina (FAU) si sono ritrovate rinforzate.

Nonostante il residuo paternalismo, che fa sì che una parte considerevole della società continui a far pesare la responsabilità del proprio destino ai “vertici”, la società ucraina ha una base sana, che dà prova di un’incredibile capacità di auto-organizzazione. Sono, in particolare, i vari componenti della società civile, le organizzazioni non governative, i volontari, i cappellani, gli uomini d’affari filantropi, gli armieri, i soccorritori e i medici. Oggi, quando la nebbia della depressione ha nuovamente avvolto le anime dei disperati, dipende proprio dalla parte creativa e intraprendente della società quanto velocemente ed efficacemente sarà trovata una via d’uscita da questo vicolo cieco. Il potenziale creativo dell’Ucraina è incredibile, ha solo bisogno di essere sfruttato in tutti i modi. E per quanto riguarda i “vertici”, diamo ascolto a Hryhoryj Skovorod: “La vita di un governante è fatta di moderazione, rinuncia, eliminazione del superfluo”.

Nonostante il cinismo della gente moralmente marcia, che costruisce la propria ricchezza tra il dolore degli altri e a spese del dolore degli altri, era da tanto tempo che l’Ucraina non aveva avuto così tanti eroi che credevano nella forza salvifica dell’animo umano, come quando è sorto il problema della preservazione dei nostri valori e dell’Ucraina in quanto tale. Proprio loro, ispirati dalle piazze rivoluzionarie e dallo spirito di sacrificio dei volontari, hanno restituito senso a concetti come la coscienza e l’onore, la solidarietà e il sacrificio, la volontà e l’azione. E così facendo hanno cambiato il volto della terra ucraina e hanno dato un esempio a tutto il mondo.

Le comunità possono credere in un futuro luminoso o tetro. La società ucraina ha sopportato molte prove e ottenuto molto, ma non è sempre stata pronta a capire che il futuro non è determinato fino in fondo, e che è possibile cambiarlo. O lo accettiamo o ci diamo da fare. Una fede forte si basa sui valori, e la loro realizzazione passa attraverso la lotta e le prove.

Per questo dobbiamo convertire il nostro dolore e la delusione da debolezza in forza. Ricavare da esse lezioni di maturità. Dobbiamo capire che la guerra non è uno spettacolo e che il nostro esercito non è una squadra di calcio. Non siamo solo spettatori di una partita di calcio, ognuno di noi è un atomo, una parte di grandi molecole, che costituiscono il corpo dell’esercito ucraino. Se non sei nell’esercito, aiutalo come puoi. Con le donazioni, con il volontariato. Per chi non ha vissuto l’orrore, è difficile capire chi lo ha vissuto ma, nonostante ciò, possiamo formare un solo corpo, di cui ognuna delle parti lavora per un unico scopo: proteggere la nostra terra, proteggere la nostra libertà e la nostra vita.

Riusciremo a resistere, solo se la nostra resistenza a questa oscure tenebre russe resterà nazionale. Ognuno di noi, decine di milioni di cittadini ucraini, dovunque ci troviamo, deve sentire e capire che senza una partecipazione personale attiva e altruistica alla lotta, la vittoria sarà impossibile.


I membri del Gruppo di iniziativa “Primo dicembre”

Ol’ha Ajvazovskaya

Aleksandra Hnatyuk

Vladymyr Ermolenko

Evhenyj Zakharov

Yosyv Zysel’s

Myroslav Marynovych

Aleksandra Matvyjchuk

Yhor’ Yukhnovskyj

Yaroslav Yackyv

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