Il fosforo come tattiga di guerra

Le truppe di occupazione russe hanno ricominciato a utilizzare munizioni incendiarie, questa volta durante gli assalti alla città di Kostjantynivka, nella regione di Donec’k. Gli specialisti di ricognizione aerea della 28ª Brigata meccanizzata separata “Cavalieri della Campagna d’Inverno” hanno pubblicato un video in cui si vedono cadere razzi incendiari sulle aree residenziali della città. Secondo i dati della Brigata, questa volta i russi hanno utilizzato una carica al fosforo. Le munizioni incendiarie, in particolare quelle al fosforo, erano state già ampiamente utilizzate dagli occupanti all’inizio dell’invasione su larga scala, e ancora, dopo quattro anni di guerra, si continua a utilizzarle.
Il fosforo bianco è una sostanza chimica che si infiamma a contatto con l’aria e quando brucia raggiunge temperature superiori a 800 gradi Celsius. Le armi che utilizzano il fosforo sono considerate pericolosissime: gli incendi provocati da questa sostanza sono molto difficili da spegnere e qualsiasi contatto del fosforo con la pelle umana provoca gravi ustioni chimiche. Inoltre, la combustione del fosforo produce un fumo bianco e irritante, che, ad esempio, è ben visibile nel video diffuso dalla 28ª Brigata . Si tratta di un fumo pericoloso anche per l’uomo e può causare gravi intossicazioni o ustioni alle vie respiratorie e ai polmoni.
Formalmente, le armi che utilizzano il fosforo bianco non sono considerate armi chimiche; tuttavia, il diritto internazionale umanitario, in particolare il Protocollo III della Convenzione ONU su alcuni tipi di armi convenzionali limita l’uso delle armi incendiarie. In particolare, vieta l’utilizzo di armi incendiarie sui centri abitati e su aree ad alta concentrazione di popolazione civile. Le munizioni incendiarie sono armi altresì vietate perché colpiscono superfici ampie e sono, per loro stessa natura, armi indiscriminate.
Stando agli ultimi dati, nella città di Kostjantynivka — nonostante una situazione di grave pericolo, i bombardamenti quotidiani, la caccia dei droni nemici e l’assenza di condizioni per una normale vita civile — ci sono ancora circa 2000 abitanti. Se per molto tempo è stato estremamente difficile provare ad evacuarli, oggi è praticamente impossibile. I droni nemici attaccano qualsiasi mezzo di trasporto, compresi quelli destinati all’evacuazione. In rete circolano video di attacchi di droni russi contro veicoli di volontari impegnati nell’evacuazione. Solo per fare un esempio, è stato colpito un veicolo dell’organizzazione umanitaria “Proliska”, che non ha alcun legame con le attività militari e che si occupa esclusivamente di portare aiuti umanitari e portare in salvo i civili.
Il caso di Kostjantynivka non è l’unico. Attacchi con munizioni al fosforo e altri tipi di armi incendiarie erano stati utilizzati durante la battaglia di Bachmut nel 2022 e, soprattutto, nel 2023. Durante i bombardamenti della città, a Bachmut erano ancora presenti molti civili, proprio come a Kostjantynivka nel 2026. Munizioni al fosforo sono state impiegate anche durante i combattimenti nell’area di Velyka Novosilka, nel sud della regione di Donec’k. Le immagini che lo documentano sono state diffuse dai militari ucraini nel 2022.
Ad ogni modo, probabilmente il picco nell’utilizzo di questo tipo di armi si è registrato durante i combattimenti per Mariupol’, soprattutto nell’episodio di difesa dello stabilimento “Azovstal”. L’aviazione russa aveva preso il controllo dello spazio aereo fin dalle prime settimane dei combattimenti per Mariupol’ e poi aveva avviato bombardamenti su scala estremamente ampia, quasi continui, sia sulla città sia sulle posizioni dei militari ucraini. In diverse zone di Mariupol’ sono state utilizzate anche munizioni al fosforo, come documentato ripetutamente nei video. Gli attacchi più massicci sono stati diretti contro lo stabilimento Azovstal’, ultima roccaforte dei difensori della città. L’uso di munizioni al fosforo ha provocato incendi diffusi e un intenso inquinamento da fumi tossici.
Nel giugno 2025, l’unità ucraina “K-2” ha pubblicato filmati e dati sulla distruzione del sistema lanciarazzi multiplo russo “Grad”, che, secondo i militari ucraini, era equipaggiato con munizioni chimiche non ben definite. Questa posizione è confermata sia dai filmati diffusi dall’unità K-2, che da intercettazioni radio di militari russi che invitavano i loro commilitoni a usare maschere antigas, poiché “il Grad era caricato con sostanze chimiche”. Potrebbe dunque teoricamente trattarsi di munizioni al fosforo bianco, poiché l’Unione Sovietica produceva questo tipo di proiettili anche per i sistemi lanciarazzi multipli “Grad”.
In generale, le forze di occupazione russe utilizzano frequentemente diversi agenti chimici durante le operazioni di combattimento. È stata ad esempio la tattica utilizzata in modo particolare durante i combattimenti per Torec’k nella regione di Donec’k. I combattenti della brigata “Chyžak”, in una conversazione con il giornalista Serhij Okunev, hanno dichiarato che gli occupanti russi fissavano sui droni alcuni dispositivi contenenti gas soffocanti, probabilmente del tipo “Čeremucha”, il cloroacetofenone (CN), un gas lacrimogeno ad azione irritante, che a metà del XX secolo veniva utilizzato dalle forze dell’ordine per disperdere i manifestanti. La “Čeremucha” provoca forte lacrimazione, bruciore agli occhi, al naso e alla gola. A causa della sua elevata tossicità, nel XXI secolo è stata quasi ovunque sostituita da gas analoghi ma più sicuri.
Nel 2024 l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons, OPCW) ha pubblicato un rapporto sul probabile utilizzo di sostanze chimiche tossiche da parte delle forze militari russe. L’Ucraina, in conformità con la Convenzione sulle armi chimiche, ha richiesto l’invio di specialisti dell’OPCW per indagare su un presunto caso di impiego di armi chimiche nei pressi di Illinka, nella regione di Dnipropetrovs’k. Il Segretariato tecnico dell’OPCW è giunto in Ucraina a seguito dell’incidente.
“Durante la missione, il team di esperti del Segretariato tecnico ha raccolto documentazione, file digitali e testimonianze e ha inoltre ricevuto tre campioni di materiale ritrovati in Ucraina: un bossolo di granata e due campioni di terreno prelevati da una trincea. Dopo il ritorno al quartier generale dell’OPCW, i campioni sono stati inviati a due diversi laboratori dell’OPCW, scelti dal Direttore generale, per un’analisi indipendente. Le analisi, condotte separatamente e in modo indipendente dai laboratori designati dall’OPCW, confermano che i campioni di granata e di terreno raccolti dalla trincea contengono il 2-clorobenzilidenmalononitrile, noto anche come CS, una sostanza usata “per il controllo delle sommosse”, così si legge nel rapporto dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.
L’OPCW ha dichiarato che il Direttore generale dell’organizzazione, l’ambasciatore Fernando Arias, “ha espresso seria preoccupazione per quanto rilevato”.