Depositi di aiuti umanitari sotto attacco

Il 2 luglio, durante un massiccio attacco russo su Kyiv, è stato distrutto un magazzino della Croce Rossa Ucraina. Al suo interno erano conservati aiuti umanitari e attrezzature per prestare assistenza alle persone colpite dalla guerra. Secondo l’organizzazione, sono andate distrutte 320.000 unità di aiuti umanitari, per un valore di oltre 79 milioni di grivne. Non è la prima volta che attacchi russi danneggiano o distruggono infrastrutture umanitarie ucraine. In questo articolo ripercorriamo alcuni altri attacchi a magazzini, uffici e strutture che prestano assistenza alla popolazione civile.
COSA CONTENEVA IL MAGAZZINO
Al momento dell’attacco, nel locale preso in affitto, erano stoccati aiuti umanitari destinati a fornire assistenza d’emergenza alle persone colpite dalla guerra. Una parte di queste scorte veniva utilizzata dopo i bombardamenti, quando è necessario mettere in sicurezza le finestre rotte, fornire coperte e materiale per passare la notte, prodotti per l’igiene e altri beni di prima necessità.
Tra i materiali distrutti c’erano generatori, pompe di calore, barelle, defibrillatori, ecografi, monitor multiparametrici e altre attrezzature. Una parte significativa delle forniture era stata consegnata all’Ucraina attraverso il Meccanismo europeo di protezione civile.
Nel magazzino era inoltre custodita una scorta strategica della Croce Rossa Ucraina, utilizzata per gestire le conseguenze dei bombardamenti, degli incendi, delle evacuazioni e di altre situazioni di emergenza. Dopo l’attacco è stato danneggiato anche un autocarro utilizzato per il trasporto degli aiuti umanitari. Il magazzino rappresentava uno dei nodi logistici fondamentali della Croce Rossa Ucraina. Attraverso questo centro veniva garantito il sostegno ai progetti umanitari in diverse regioni.


ALTRI EPISODI DI DISTRUZIONE DI INFRASTRUTTURE UMANITARIE IN UCRAINA
L’8 maggio 2023 la Croce Rossa Ucraina ha reso noto che alcune delle sue strutture umanitarie erano state danneggiate a Odesa e nella regione di Mykolaïv. A Odesa, dopo un attacco missilistico, è stato distrutto un magazzino di 1000 metri quadrati. L’impatto ha generato un incendio che ha distrutto completamente gli aiuti umanitari contenuti al suo interno. In seguito alla distruzione del magazzino, l’organizzazione della regione di Odesa ha sospeso sia la distribuzione di aiuti umanitari che una parte delle attività legate ai suoi progetti. Nello stesso giorno, l’organizzazione ha riferito anche delle conseguenze dell’attacco nella regione di Mykolaïv del 7 maggio. In quell’area era stato danneggiato un ospedale mobile della Croce Rossa Ucraina della regione di Mykolaïv. Parte delle apparecchiature mediche, dei dispositivi tecnici e degli arredi è diventata inutilizzabile. Il personale e i volontari della Croce Rossa non hanno riportato ferite. L’organizzazione ha inoltre fatto presente che dall’inizio dell’invasione su vasta scala sono già stati danneggiati o completamente distrutti 25 edifici tra uffici, magazzini e basi operative.

Nel maggio 2023 anche l’organizzazione internazionale Project HOPE aveva segnalato il danneggiamento di alcuni magazzini contenenti aiuti umanitari. Secondo quanto riferito, gli attacchi missilistici russi nelle regioni di Odesa e di Cherson avevano causato gravi danni a due diversi depositi di forniture umanitarie dell’organizzazione. Tra questi aiuti vi erano generatori, kit medici e per l’igiene. I dipendenti di Project HOPE non hanno riportato conseguenze.

Durante l’attacco russo della notte del 31 luglio è stato completamente distrutto il magazzino dell’organizzazione umanitaria lituana Blue/Yellow. Secondo quanto riportato da “Evropeïska Pravda”, che cita l’emittente pubblica lituana LRT, anche gli edifici vicini hanno riportato gravi danni.

Il 20 maggio 2026 un attacco russo ha distrutto il magazzino che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (UNHCR) aveva affittato a Dnipro. L’UNHCR ha riferito che durante l’attacco sono morti due dipendenti e che sono stati distrutti circa 900 pallet di aiuti umanitari e materiali destinati alla ricostruzione delle case, per un valore superiore a un milione di dollari. Tra i beni distrutti: coperte, materassi, kit per l’igiene e materiale per riparazioni d’emergenza delle abitazioni danneggiate. Gli aiuti erano destinati agli sfollati e alla popolazione residente nelle aree prossime alla linea del fronte. L’UNHCR ha definito questo attacco il primo contro una propria struttura dall’inizio dell’invasione su vasta scala. L’organizzazione ha inoltre segnalato un aumento dei rischi per il personale umanitario: pochi giorni prima, due convogli umanitari delle Nazioni Unite, contrassegnati in modo chiaro, erano stati attaccati da droni nelle regioni di Dnipropetrovs’k e di Cherson.

Il 25 maggio 2026, nella città di Dnipro è stata attaccata una struttura umanitaria delle Nazioni Unite. Il World Food Program (WFP) ha riferito che il magazzino utilizzato per i soccorsi umanitari è stato colpito da un missile balistico Iskander. Al momento dell’attacco, nel magazzino erano stoccate scorte alimentari destinate alla popolazione che vive nei pressi della linea del fronte. Secondo le stime del WFP, gli aiuti erano sufficienti al sostentamento di circa 130.000 persone e avevano un valore di 1,4 milioni di dollari. I dipendenti del WFP sono rimasti illesi.

Inoltre, l’HPG aveva già documentato attacchi contro strutture umanitarie e convogli di evacuazione. Nelle ricerche di T4P dei primi mesi dell’invasione su vasta scala sono stati registrati 42 episodi simili, tra cui bombardamenti di punti di distribuzione degli aiuti, di autobus preposti alle evacuazioni e di convogli umanitari.
DATI DI T4P
Nel periodo compreso tra il 24 febbraio 2022 e il 7 luglio 2026, gli operatori del progetto T4P hanno registrato numerosi casi di violazioni del diritto internazionale umanitario: attacchi contro le strutture destinate agli aiuti umanitari e contro i convogli di evacuazione, ostacoli alla consegna degli aiuti umanitari e all’evacuazione dei civili dalle aree pericolose per la vita e per la salute. Secondo T4P, tutte queste azioni sarebbero state commesse verosimilmente dall’esercito russo.
Gli episodi documentati presentano elementi riconducibili ai seguenti crimini di guerra:
— attacchi contro depositi di aiuti umanitari, convogli umanitari, missioni o corridoi umanitari durante un conflitto armato, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, lettera b), punto iii), dello Statuto di Roma. T4P ha documentato 101 casi di questo tipo;
— ostacolo alle missioni umanitarie nella consegna di acqua e generi alimentari, nonché distruzione di scorte di viveri e acqua potabile, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, lettera b), punto xxv), dello Statuto di Roma. T4P ha documentato 44 casi di questo tipo.
DIMENSIONE INTERNAZIONALE
Il diritto internazionale umanitario prevede la protezione del personale coinvolto nelle operazioni umanitarie. Il protocollo aggiuntivo I alle convenzioni di Ginevra stabilisce che si tratta di personale da rispettare e proteggere. Anche lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale considera crimini di guerra gli attacchi intenzionali contro il personale, gli edifici, i materiali, le unità o i mezzi di trasporto utilizzati nelle attività di assistenza umanitaria, se questi hanno diritto a essere tutelati in quanto obiettivi civili.
In ogni singolo caso, le autorità inquirenti devono accertare se l’obiettivo è stato preso di mira, se ha subito danni indirettamente, quale tipo di arma è stato impiegato, se nelle vicinanze erano presenti obiettivi militari e se i responsabili dell’attacco hanno adottato misure per ridurre al minimo i danni alla popolazione civile. La distruzione di un deposito di aiuti umanitari deve essere documentata separatamente: non si tratta soltanto di un bene danneggiato, ma della perdita di aiuti destinati a persone che stanno subendo le conseguenze della guerra.
Lo stesso vale per le organizzazioni di volontariato. Uffici, magazzini, auto e attrezzature sono spesso impiegati per le evacuazioni, la distribuzione di medicinali e materiale sanitario di primo soccorso, consegna di generi alimentari, materiali da costruzione o assistenza alle persone colpite dai bombardamenti. Il danneggiamento o la distruzione di queste strutture ha conseguenze che ricadono sulle persone che dipendono da questi aiuti.
Inoltre, il diritto internazionale umanitario impone alle parti in conflitto di distinguere tra obiettivi militari e beni civili. Gli attacchi possono essere diretti solo contro gli obiettivi militari; i beni civili non possono essere oggetto di attacchi. Questo principio è sancito sia dal diritto internazionale umanitario sia dal Protocollo aggiuntivo I alle Convenzioni di Ginevra.
Le abitazioni, le scuole, gli ospedali, i magazzini di aiuti umanitari e le infrastrutture idriche, di riscaldamento ed elettriche sono beni civili fino a quando non vengono utilizzati in modo tale da trasformarli in obiettivi militari. Il Comitato internazionale della Croce Rossa sottolinea che le infrastrutture civili, soprattutto le abitazioni, le strutture sanitarie, le scuole, le centrali elettriche e la rete idrica devono essere protetti dalle conseguenze delle operazioni militari.